Nasce la Fondazione Antonio Iannello «per la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico». A cinque anni dalla prematura scomparsa, amici ed estimatori dell'ambientalista e urbanista napoletano ne ricordano la figura civile, e si impegnano ad operare perché la sua lezione culturale non vada dispersa. Al convegno (interventi di Giovanni Pugliese Carratelli, Pier Luigi Cervellati, Vezio De Lucia, Guido Donatene, Francesco Erbani, Edoardo Salzano, Salvatore Settis e Sauro Turroni) che si terrà domani (alle 10,30) nella sede dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici, saranno presenti studiosi ed esperti provenienti da varie parti d'Italia, . In quaranta anni di attività, l'ambientalismo italiano molto deve ad Antonio Iannello. Come segretario generale di Italia Nostra, nonché come espeno e consulente ministeriale, la sua azione è stata indirizzata a migliorare gli strumenti e il quadro legislativo per una rigorosa difesa ambientale e un ordinato assetto urbanistico, un impegno in cui poteva avvalersi della sua non comune conoscenza delle leggi e delle normative in materia, acquisita con i criteri di chi ha l'ideale laico e liberale del buongoverno: «conoscere per deliberare» o «conoscere per agire». Ma poi sono numerose le battaglie condotte contro l'abusivismo edilizio e per l'affermazione della legalità a tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico. Con straordinaria generosità, spese molte personali energie per la difesa del centro storico di Napoli, dei Campi Flegrei, della Costiera sorrentina e amalfitana, del patrimonio storico-ambientale delle aree devastate dal sisma del 1980. Senza la determinazione di Iannello, l'albergo-mostro di Fuenti sarebbe ancora lì a deturpare uno dei paesaggi italiani di rinomanza mondiale. Ma la personalità morale e intellettuale di Antonio Iannello non si esaurisce nell'attività dell'ambientalista, per quanto ricca e prestigiosa. La sua figura è quella intera di un democratico liberale di sentimenti «risorgimentali», profondamente convinto che il senso dello Stato e la cultura del buongoverno sono alla base della moderna civiltà europea-occidentale. Leggeva Benedetto Croce e Giustino Fortunato, con un gusto e un orientamento culturale che appaiono desueti tra i suoi amici ambientalisti. Aveva una cognizione dolorosa della specificità socio-politiche italiane, dei tremendi ritardi del nostro costume civile. Anche per questo la sua ultima fatica è stata un libro. L'inganno federalista, puntando il dito sulla confusione concettuale e la povertà etico-politica del dibattito sul federalismo. Il libro uscì cinque anni fa, il giorno stesso in cui Antonio Iannello lasciava le cose del mondo.
Una Fondazione per la tutela dell'ambiente
La Fondazione Antonio Iannello per la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico è stata fondata cinque anni dopo la scomparsa dell'ambientalista e urbanista napoletano. A ricordare la sua figura civile e impegnarsi per la sua lezione culturale sono amici ed estimatori. Un convegno sarà tenuto domani nella sede dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici, con studiosi e esperti provenienti da varie parti d'Italia. In quaranta anni di attività, l'ambientalismo italiano molto deve ad Antonio Iannello, che ha lavorato per migliorare gli strumenti e il quadro legislativo per una rigorosa difesa ambientale e un ordinato assetto urbanistico.
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