Le parole, dice il proverbio, sono "pietre". E quelle di un ministro, tanto più in una delle prime uscite pubbliche, si presuppone non siano buttate lì a caso. Motivo per cui non è sfuggito ai più attenti osservatori quel termine, "nodo", che ieri il vicepremier e responsabile per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha utilizzato riferendosi all'annosa querelle che riguarda Palazzo Barberini, l'insigne capolavoro del Barocco sede di una Galleria nazionale d'arte antica costretta (ancora) a una coabitazione coatta con il Circolo ufficiali delle Forze armate. «Nodo» indica infatti un qualcosa ancora da sciogliere. E allora vien da pensare che Ruteili non consideri risolutiva la nuova versione dell'accordo sul futuro del Palazzo, siglata tra il suo predecessore Rocco Buttiglione e l'ex ministro della Difesa Antonio Martino di Forza Italia. La vicenda è nota: nel 1997 gli allora ministri del centrosinistraVeltroni e Andreatta firmarono un'intesa (avviata da Ronchey) in cui era previsto che i militari lasciassero tutto il Palazzo alla Galleria d'arte antica (lo Stato acquistò l'edificio nel 1949 con questo scopo). In cambio, al circolo andava l'attigua Palazzina Savorgnan di Brazzà, restaurata (i lavori sono intanto terminati, mancano gli arredi) a carico del Mibac con fondi del Lotto. A quel patto furono poi aggiunte, su desiderio degli ufficiali, le ex Scuderie Barberini, la costruzione di un tunnel per collegare il ministero di via XX settembre alla palazzina Savorgnan, e l'uso di sale monumentali per «alta rappresentanza» ma per soli 50 giorni l'anno. Sembrava fatta. Ma Buttiglione e Martino consideravano quell'accordo sfavorevole per la Difesa. Tanto da redigerne un altro (lo scorso dicembre) in cui è sì previsto che il Circolo lasci il Palazzo entro il prossimo ottobre; ma con il ministero che manterrebbe anche (per sempre e non più per 50 giorni) l'uso di 700 metri quadrati al piano nobile: Sala del Trono e giardino pensile compresi. Sempre «per esigenze di alta rappresentanza del Ministro e dei vertici delle Forze armate». All'indomani di questa nuova intesa dal centrosinistra (ma anche da settori del centrodestra) si levarono voci di protesta per l'«accordo beffa» («Questo - disse Veltroni - non è certo l'accordo che avevo fatto io»). Non stupisce allora che anche Rutelli possa giudicare insufficiente l'ultimo provvedimento. «Lo storico nodo di Palazzo Barberini», di cui ha parlato ieri, è infatti collocato tra le «emergenze che nella Capitale esigono una politica di grande determinazione». «Ho dato incarico - ha poi aggiunto Rutelli, in generale - di preparare dossier ben dettagliati e ho convocato riunioni». In effetti, la richiesta di un dossier-Barberini è già stata inoltrata, direttamente dal ministro (è stato uno dei suoi primi atti) al soprintendente Claudio Strinati. Su Palazzo Barberini Rutelli ha anche chiesto lumi durante la sua prima uscita alla Galleria Borghese per l'inaugurazione della mostra su Raffaello (dove erano presenti, oltre a Strinati, le due direttrici di Palazzo Barberini Anna Lo Bianco e Angela Negro). L'ottimismo ai piani alti del Mibac (dove è poco gradito il recente «scippo» del piano nobile) è ora tanto; ma tanta è anche la prudenza, per una vicenda in cui, in più mezzo secolo, si sono impantanati ministri pur animati da ottime intenzioni. Che sia questa una delle grandi sfide che attendono Rutelli, lo pensano in tanti. Ma l'attenzione è ora puntata sul suo collega (anche di partito) Arturo Parisi, ministro della Difesa.
E arriva il dossier su Palazzo Barberini
Il vicepremier Francesco Rutelli ha espresso insoddisfazione per l'accordo sul futuro di Palazzo Barberini, che prevede che il Circolo ufficiali delle Forze armate lasci l'edificio entro ottobre, ma mantienga l'uso di 700 metri quadrati al piano nobile. Rutelli ha chiesto di preparare un dossier dettagliato e ha convocato riunioni per affrontare l'emergenza. Il ministro della Difesa Antonio Martino di Forza Italia ha firmato un nuovo accordo con il Mibac, che prevede la coabitazione del Circolo con la Galleria nazionale d'arte antica. La vicenda è nota e ha causato proteste tra i settori del centrosinistra e del centrodestra.
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