Non basterà certo l'annuncio del ministro Francesco Rutelli a veder risolvere d'incanto i problemi dei beni culturali romani. Ma l'aver indicato le priorità di intervento sedici giorni dopo il suo giuramento - senza enfasi e senza eludere i problemi, è pratica talmente desueta da meritare una segnalazione. Non solo: l'aver citato la salvaguardia della Domus Aurea, il completamento del Museo delle arti del Ventunesimo secolo e «l'annosa vicenda» di palazzo Barberini, significa, per Roma, l'aver individuato tre precise direttrici di lavoro. La Domus Aurea, riaperta parzialmente nel 1999 e chiusa precipitosamente a dicembre per il rischio di crolli, rappresenta l'agonia dell'archeologia romana: appesa da anni a spiccioli di finanziamenti che spesso bastano appena a fronteggiare l'emergenza. La casa di Augusto sul Palatino, chiusa e ingabbiata dai tubi Innocenti, è un muto, quotidiano, atto di dolore. Dal completamento del Maxxi, progettato da Zaha Hadid, passano le ambizioni dell'unica capitale europea a non avere ancora uno spazio interamente dedicato all'arte del Ventunesimo secolo. Palazzo Barberini, infine, dove la Galleria nazionale d'Arte antica è costretta alla convivenza con il Circolo ufficiali dell'Esercitò, è semplicemente uno scandalo: un accordo del 1997 (ministri Veltroni alla Cultura e Andreatta alla Difesa) doveva sciogliere questo «nodo». Ma a distanza di quasi dieci anni è tutto immobile. Chissà se l'ex ministro Alberto Ronchey; che aveva ispirato una soluzione per Palazzo Barberini, ne ha parlato con Francesco Rutelli quando quest'ultimo appena insediato ha voluto rendere visita e omaggio al suo predecessore. D'altronde anche questa visita, così come quella alla Galleria Borghese subito dopo il giuramento, o quella di ieri alla Galleria nazionale d'Arte moderna nel giorno della Festa della Repubblica, quando si è abituati al disinteresse, conquistano il rango di notizie di rilievo. Il 21 maggio scorso il nostro giornale aveva segnalato al neonominato ministro quelle che ritenevamo fossero le «emergenze» culturali romane. Constatare oggi che quelle emergenze sono condivise e fatte proprie dal responsabile della politica culturale rappresenta un segnale di incoraggiamento importante. Ma non per noi, che avevamo allora e abbiamo oggi solo il dovere di segnalarle. Per quei tanti funzionari che si occupano dei beni culturali romani e che da anni continuano così spesso inascoltati a difendere il nostro 'patrimonio.