L'andamento dell'occupazione è pessimo. La crescita della Puglia è ferma da quattro anni». Gianfranco Viesti, autore del libro Abolire il mezzogiorno, è docente di economia applicata alla facoltà dì Scienze politiche dell'università di Bari. «Parallelamente spiega in Puglia si assiste anche ad una riduzione delle forze lavoro, ma soltanto perché tanti rinunciano a cercare». Lei descrive un quadro sconfortante. «La media pugliese è al di sotto di quella nazionale. E sono almeno tre le ragioni del cattivo andamento dell'occupazione». Quali? «Prima di tutto, da anni, oramai si assiste alla continua espulsione di manodopera dall'agricoltura. E poi c'è la riduzione dell'occupazione nel settore dell'industria manifatturiera. Di conseguenza anche il settore dei servizi che in Puglia riesce meno di quanto dovrebbe stenta ad assorbire manodopera». Le donne hanno più difficoltà a trovare lavoro. «Il tasso di occupazione femminile in Puglia è molto basso anche rispetto alla media italiana, già di per sé inferiore a quella europea. E questo pone sia un problema di equità sociale, che una questione di carattere strettamente economica». Come spiega questa tendenza? «Le donne, per anni, sono state impiegate in settori, come l'agricoltura o l'industria leggera che adesso sono in crisi. Questa è una delle ragioni, ma non è l'unica». In che senso? «Ci sono anche alcuni fattori sociali e culturali che incidono molto. Mancano, ad esempio, i servizi, come gli asili. La Puglia, da questo punto di vista, è indietro di alcuni decenni. E la politica per molti anni è stata disattenta a questo tema». I sindacati lanciano l'allarme sull'emigrazione giovanile. Lei condivide questa valutazione? «Sicuramente questa è una caratteristica pugliese. Da otto o nove anni sono aumentate "le uscite" rispetto alle "entrate". È cresciuto, cioè, il numero di chi va via dalla nostra regione. E questo fenomeno riguarda soprattutto le province di Foggia, Brindisi e Taranto. Sono molti quelli che lasciano la Puglia per studiare altrove, ma sono tanti anche quelli che poi restano in altre regioni per ragioni di lavoro. E questo è preoccupante». In Puglia, come in altre realtà, c'è il problema del lavoro precario. «Sì, quello è un aspetto che non deve essere sottovalutato, ma non dimentichiamo il lavoro sommerso che rappresenta comunque un fenomeno allarmante, soprattutto in agricoltura e nell'edilizia». L'agricoltura era uno dei settori trainanti. Ora invece è in crisi, perché? «Per moltissimi anni la Puglia, più di altre regioni italiane, ha puntato su questo settore. Ma con la prossima meccanizzazione nelle campagne, il tasso di occupazione è lentamente diminuito». Quali soluzioni potrebbero essere adottate per incentivare l'occupazione? «In Puglia la crescita è ferma almeno da quattro anni. Allora bisognerebbe provare a mettere in piedi alcuni motori, puntare ad esempio sul turismo e sui beni culturali, su settori in grado di creare nuova occupazione».
"Creare occasioni con il turismo e i beni culturali"
La Puglia è in una situazione di crisi economica, con una crescita ferma da quattro anni. La media pugliese è al di sotto di quella nazionale. Le tre principali ragioni del cattivo andamento dell'occupazione sono la continua espulsione di manodopera dall'agricoltura, la riduzione dell'occupazione nel settore dell'industria manifatturiera e la difficoltà delle donne a trovare lavoro. Le donne hanno un tasso di occupazione femminile molto basso, sia rispetto alla media italiana che europea. Ci sono fattori sociali e culturali che incidono sulla tendenza, come la mancanza di servizi come gli asili e la politica disattenta a questo tema.
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