Un gioiello nascosto; celato; dimenticato da qualsiasi itinerario turistico che ne proponga la valorizzazione associata alla giusta fruizione, in grado di diventare non solo motivo di semplice conoscenza dell'oggetto, come arricchimento culturale, ma anche e, soprattutto, occasione di crescita economica per il territorio. La Cappella della Santissima Annunziata di Cori è la dimostrazione tangibile di come il patrimonio storico - artistico di cui è ricca l'Italia non venga considerato e trattato alla stessa maniera; dando cioè pari dignità a tutti i monumenti. Solo alcuni hanno goduto e godono della stessa attenzione, o magari, sarebbe più corretto dire, della stessa fortuna. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché la Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova è meta di un turismo internazionale a differenza di altri frammenti o brani dell'Arte italiana. Gli esempi sono tanti; così grandi da non stare nella pagina di un quotidiano. Ma non è nostra intenzione capirne le cause, ma solo segnalarle. La Cappella di Cori, del resto, rappresenta anche un aspetto positivo che tende a diffondersi. Se la salvaguardia è affidata alla Soprintendenza, non si esclude la partecipazione di privati nel processo sinergico di gestione e divulgazione del manufatto storico. In collaborazione con il soprintendente di zona, l'architetto Armandina Antobenedetto, l'associazione culturale "Sinergyus", presieduta dalla dottoressa Liliana Ianni - nata con l'intento di promuovere iniziative per valorizzare il territorio e diffonderne una più attenta conoscenza -, ha realizzato uno studio che ricostruisce le fase di progettazione e quelle relative al ciclo degli affreschi contenuti nella Cappella. Uno studio che si è tradotto nella produzione di una raccolta di sette immagini, firmate da Martino Cusano - lo stesso autore di quelle che, per sua gentile concessione, abbiamo pubblicato - accompagnate dall'analisi di due storici dell'Arte, entrambi professori dell'Università "La Sapienza" di Roma: Pio Francesco Pistilli e Stefano Petrocchi. La Cappella è un oratorio dalle semplici forme architettoniche a pianta rettangolare con volta a botte a sesto acuto risalente alla fine del sec. XIV, in cui si possono già leggere i prodomi delle prime "fabriche" religiose dell'Umanesimo, per l'organizzazione dello spazio ed il modo di raccordare i volumi. Un certo confronto, per alcuni versi solo parziale, ed è impossibile spingersi oltre, perché la Cappella risente ancora di un gusto gotico, è con Filippo Brunelleschi. Nella sua progettazione architettonica, Brunelleschi è un artista completo. I suoi disegni, i suoi meccanismi statici sembrano anticipare le complicate macchine di Leonardo D'Avinci. Nelle sue architetture investe tutta le sua conoscenza sui rapporti tra pesi e spinte, eliminando però ogni elemento decorativo, "essenzializzando al massimo le membrature e nascondendo - come scrivono De Vecchi e Cerchiari - all'interno della costruzione il complesso gioco statico che la regge invece di dichiararlo apertamente come avveniva nel gotico. Per l'architetto fiorentino il sesto acuto è adatto a reggere i carichi e addirittura "può riconvertire in elemento positivo i pesi". Sulla facciata della Cappella è murato il più antico stemma di Cori. L'iscrizione attorno alla lunetta del portale all'ingresso indica l'origine spagnola del suo principale committente ed altri riferimenti alla Spagna sono attestati dai graffiti in gotico - spagnolo e dagli stemmi sulle pareti interne affrescate. "Lo stemma di Pastiglia - come si legge in una nota della Soprintendenza - sul lato sinistro è fiancheggiato da due stemmi cardinalizi appartenenti, l'uno ai cardinali Martino e Michele de Salva del Regno di Navarra (inizi del secolo XV ) e l'altro al cardinale Alfonso Carrello, nato a Conca nelle Asturie, cui probabilmente si deve la committenza della cappella". Ma c'è un altro elemento: un quarto stemma, sul lato destro della parete di prospetto, che è sicuramente riconducibile al cardinale Cervantes, vescovo di Ostia e Velletri (1446-1453) che si suppone abbia completato a sue spese la decorazione pittorica. Una ricca committenza, colta e raffinata, che poteva permettersi i migliori artisti dell'epoca. La Cappella presenta all'interno un ricco ciclo di affreschi che ricoprono interamente pareti e volte, databile tra l'inizio e la metà del XV secolo e attribuibile a tre diversi maestri. Sono raffigurate scene tratte dalla Bibbia, dal Vecchio e Nuovo testamento. Ma il significato iconografico ha una valenza maggiore almeno per quel che riguarda il valore documentario. Diversi studi, infatti, hanno indicato gli affreschi quale modello di riferimento per la perduta decorazione della navata della basilica medievale di San Pietro in Vaticano. "Le decorazioni risultano eseguite in fasi temporali leggermente diverse. Alcune scene sono tratte da Bibbie miniate bizantine, altri elementi sono in relazione con i mosaici di Santa Maria in Trastevere e gli affreschi della basilica superiore di Assisi". Sulla parete di fondo è rappresentata l'Annunciazione, l'Adorazione dei pastori e dei magi: pitture attribuite ad un primo maestro; mentre ad un secondo, la cui produzione artistica presenta punti di contatto con gli affreschi del Giudizio Universale dipinti a Subiaco, nel Sacro Speco - un santuario benedettino formato da due chiese sovrapposte e da diverse cappelle - vengono ricondotti gli affreschi rappresentanti il Giudizio Universale e le Storie di Mosè, presenti nella controfacciata. Ad un terzo pittore, infine, seguace di Masolino da Panicale, si devono i dipinti raffiguranti la Pietà, la Resurrezione, gli Apostoli e i Santi nella parete laterale destra, che mostrano uno stile innovatore ed insofferente alla retorica della tradizione tardo gotica. Una complessità di stili e di linguaggi espressivi che spinge verso ulteriori osservazioni. La Cappella contiene in sé gli stilemi della pittura impostata secondo i canoni gotici e, contemporaneamente, quelli innovatori che accentuano il naturalismo pittorico, la spazialità, il ritmo narrativo. Ed è quest'ultimo elemento che emerge con forza nello schema complessivo. Il terzo maestro è allievo dell'artista di Panicale; il quale, a sua volta, lavora nella bottega di Masaccio. Un genio dell'umanesimo che applica nelle sue opere una forza espressiva ed un pathos che avrà per Firenze l'effetto di una rivoluzione copernicanica che si rifletterà in ogni campo. Masolino da Panicale ha lasciato molte sue opere, come la Madonna col Bambino di Palazzo Vecchio a Firenze, "ricca di fluenza ritmica nei contorni, con proporzioni allungate e ricercate armonie cromatiche che sposano decisi ritmi plastici". Nella famosa tavola con Sant'Anna, la Madonna ed il Bambino coglie le innovazioni di Masaccio. "Costruisce - annotano De Vecchi e Cerchiari - i personaggi con solidità, scolpiti dal chiaroscuro e ne squadra i volumi bloccandone gli energici gesti. La sua costruzione spaziale si vedrà poi nel polittico di Pisa e nella cappella Brancacci, quest'ultima realizzata con Masaccio nella chiesa di Santa Maria del Carmine". È chiaro, pertanto, che l'Oratorio di Cori rappresenta, proprio per le caratteristiche enunciate e per la commistione di più stili, una pietra miliare per capire la pittura compresa tra fine trecento e buona parte del quattrocento. La Cappella di Cori, durante i lavori del 1610, venne ad arricchirsi di una sacrestia, con funzione di collegamento tra la Cappella e l'adiacente chiesa campestre di San Silvestro. Sopra il vano quadrato della sacrestia fu aggiunto un secondo ambiente, probabilmente la cella per l'eremita. Ed ancora, altri interventi per completare l'oratorio si hanno nel millesettecento, come riportato nella nota della Soprintendenza. Fu ristrutturato l'interno di San Silvestro con l'aggiunta di un vano, sempre a base quadrata sul lato orientale. Probabilmente la Cappella da allora venne dedicata al Crocefisso, dal tema dell'affresco tardo gotico riscoperto sulla parete meridionale, che fu incorniciato in un nuovo altere. Al tempo stesso viene innalzata la torretta campanaria, con accanto un nuovo dormitorio, di cui rimangono i resti delle mura perimetrali.
Il Tempo
5 Giugno 2006
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Alla riscoperta della Cappella della Santissima Annunziata di Cori
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Elviro Di Meo
Il Tempo
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