Allarme del sovrintendente dopo il prelievo del governo Berlusconi di 30 milioni di euro SE MARCO Nonio Balbo, personaggio di spicco delle province dell'antica Roma, fan di Augusto e pretore e proconsole di Creta e Cirene e tribuno della plebe, potesse vedere come lo Stato ha amministrato negli ultimi anni la soprintendenza delle sue città, Ercolano e Pompei, scuoterebbe la testa sconfortato. Quella stessa bella testa che è tornata sul collo e ora è di nuovo collocata dov'era prima che l'eruzione la spezzasse: sulla terrazza delle Terme Suburbane. Il soprintendente Piero Giovanni Guzzo, seduto su 1 l un muretto soprai fornici dove gli ercolanesi cercarono inutilmente riparo dalla furia del Vesuvio nel 79 dopo Cristo, ricapitola i punti dolenti del territorio che amministra dal punto di vista scientifico. Approfitta di una lama d'ombra sulla terrazza dove da ieri si può vedere Nonio Balbo, il notabile di Ercolano del quale c'erano in giro per la città più statue di quelle di padre Pio; vestito ed eroicamente nudo, corazza e spada in pugno, Balbo imperversava: una decina di iscrizioni enumerano i suoi ritratti, ma Amedeo Maiuri negli anni Quaranta trovò solo questa, e per giusta fatta a pezzi dalla furia del vulcano. Il corpo, con qualche frammento mancante, riapparve sulla spiaggia quarant'anni dopo. Preziosa effigie, è stata ricomposta da accorti restauratori. Il calco in vetroresina è sulla terrazza, l'originale si vedrà per tutto il mese di giugno, dalle 14 alle 18 tutti i giorni nel Padiglione della Barca degli Scavi di Ercolano. Niente sedie, niente gazebi alle Terme: la soprintendenza ha stretto i cordoni della borsa già da qualche anno. Ma il sole che picchia è l'effetto minore di questa stringata economia. Siamo anche a due passi dalla Villa dei Papiri: uno studio con ricostruzione virtuale attraverso uno scanner 3D per il progetto "Herculaneum Conservation Project" del quale è partner principale la Hewlett Packard, dirà presto se e come si potrebbero realizzare gli scavi per restituirla interamente. La premessa a una decisione politica e urbanistica che toccherà ad altri. «La Villa dei Papiri si visita, basta prenotarsi spiega GuzzoE abbiamo intenzione di estendere questo metodo a gran parte degli scavi, anche a Pompei. Ma non solo perché la visita contingentata aiuta a conservare i monumenti, anche perché i custodi vanno in pensione e nessuno li rimpiazza. Invece di aprire più case, potremo solo farle visitare a turno e in gruppi prenotati». Uno degli effetti della legge numero 5l che ha prelevato 30 milioni di euro alla Soprintendenza autonoma di Pompei da incassi e diritti della legge Ronchey, e ne ha congelati altri 6. Come si ripercuote sulla gestione degli scavi? «Avevamo intenzione di rendere fruibili tutte le aree archeologiche a Pompei sugli assi di percorrenza: una città si comprende se ne viene afferrata l'idea urbanistica. Quelle strade oggi non sono percorribili in sicurezza e tali resteranno. I lavori non si possono mettere in programma. Stiamo per rifare il bilancio, e dovremo prevedere altri tagli entro settembre». Provvedere a Pompei ed Ercolano equivale alla manutenzione di intere città moderne: «Abbiamo in più il problema della messa in sicurezza», spiega il soprintendente, guardando con preoccupazione le mura delle ferme, proprio sopra la testa della copia di Nonio Balbo, appena rimessa nella sede di cui parla Maiuri. «È stato un inverno piovoso. Abbiamo fatto fronte con i fondi destinati alle urgenze nella Casa della Fontana Grande, in vari punti di via dell'Abbondanza e così via. Il 21 settembre ricomincia l'inverno: non sono certo che avremo fondi a sufficienza per eventuali altre urgenze». Quali aree corrono i rischi più seri? «Tutte. 166 ettari di Pompei e i 6 di Ercolano, dobbiamo mantenere uno standard di pulizia e controllo e ordine del verde: se continuiamo così, senza i fondi necessari, l'aspetto dei siti tornerà quello di dieci anni fa. Eppure era stata una delle conquiste dell'autonomia concessaci dallo Stato».