Il neoministro ha delineato il percorso di riavvicinamento a Bruxelles in campo ecologico. "Rischiamo sanzioni pesanti" La svolta di Pecoraro. E per i parchi meno commissari e più soldi ROMAA poche ore dal voto di fiducia che ha dato il là al governo Prodi, la politica ambientale italiana ha già virato di 180 gradi girando la prua verso Bruxelles. Il neoministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio aveva convocato la prima conferenza stampa, in occasione della giornata europea dei parchi, per fare il punto sul futuro delle aree protette, sulla fuoriuscita dalla lunga stagione dei commissariamenti a catena e dello stillicidio dei tagli e dei ridimensionamenti. Ma il peso del passato lo ha rapidamente portato ad allargare il tiro disegnando, per grandi linee, la lunga rincorsa verso la riappacificazio-ne con l'Europa. Il punto di partenza sono le 75 infrazioni in campo ambientale donate dal precedente governo. Un lascito pesante che, in mancanza di interventi correttivi, tenderebbe a chiudersi come una morsa sull'Italia portando fino al blocco dei fondi comunitari e a sanzioni dirette. «La situazione è molto grave e potrebbe addirittura peggiorare perché la legge delega ci costringerebbe a un percorso di progressivo allontanamento dalle direttive europee in campo ambientale», ha ricordato Pecoraro Scanio. «E' un prezzo che non possiamo pagare né dal punto di vista economico né dal punto di vista della sicurezza del paese. Per questo abbiamo creato una commissione per la revisione della legge delega, coordinata dal senatore Sauro Turroni, e presenteremo un provvedimento urgente per annullare gli effetti devastanti della maxi legge contro l'ambiente. Siamo pronti a portare la nostra proposta già nel prossimo Consiglio dei ministri: si tratta di evitare una pericolosa deriva nel campo della legislazione sui rifiuti, sulle acque, sulla valutazione d'impatto ambientale». Aperta la strada alla road map per uscire dalla situazione di illegalità rispetto all'Europa in campo ambientale («Una scelta importante, che azzera la controriforma voluta dal precedente governo», ha commentato il presidente di Legambiente Roberto Della seta), il nuovo ministero ha lanciato un affondo per far risorgere i parchi, mortificati da cinque anni di continui salassi. Nel 2001 il sistema delle aree protette aveva ricevuto 61 milioni di euro di finanziamenti. Dopo i cinque anni del governo Berlusconi i fondi sono scesi, senza calcolare l'inflazione, a49 miliardi. «I parchi possono rendere anche in termini economici, così come i nostri gioielli d'arte, che attirano interesse e turismo in Italia», ha aggiunto Pecoraro Scanio. «Ma non sono una spa, non possono essere liquidati con una logica da conti trimestrali. Bisogna saper investire nel futuro, soprattutto in quelle aree strategiche, come la natura, che sono strettamente collegate anche al nostro benessere quotidiano». Le premesse per il rilancio ci sono: le aree protette coprono il 10,27 per cento della superficie nazionale. Ma, a 15 anni dall'entrata in vigore della legge sui parchi, ci sono enti che non hanno ancora approvato i piani parco e dei 23 parchi nazionali 7 sono commissariati, in 9 c'è un coordinatore anziché un direttore. «Una gestione disastrosa che non ha tolto vitalità al sistema, come dimostra la vicenda dell'orso italiano che dovremo salvare, quello che se ne è andato gironzolando fino in Baviera», ha aggiunto Pecoraro.