Roma. E' Salvatore Settis il nuovo presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, nominato ieri dal ministro Francesco Rutelli. Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa e professore ordinario di Storia dell'arte e dell'archeologia, avrà come primo compito quello di rilanciare e riordinare questo organo legatissimo al dicastero del Collegio romano, di cui è chiamnato ad esprimere pareri sugli atti principali. Professor Settis, quale saràil suo primo atto da presidente? «Il Consiglio superiore compie cento anni nel 2007, ma certo la struttura si è molto modificata nel corso del tempo. Si tratta adesso di rivedere tutte le sue funzioni». Per esempio? «Il punto debole del ministero dei Beni culturali non sono solo i soldi ma è, in gran parte, l'organizzazione: soprintendenze, commissioni generali... la riforma del ministro Urbani, che io non condivido, è stata molto capillare ma ha parecchi punti deboli che vanno decisamente corretti. E' una riforma che non è più funzionale ricordo per esempio lo svuotamento di alcune Sovrintendenze e se a questo si aggiunge il fatto che il ministero ha un personale invecchiato, si capisce quanto ci sia da lavorare. Ci tengo a sottolineare che il Consiglio è un organismo consultivo, ma tra le mie prime proposte ci sarà quella di una politica di nuove assunzioni di giovani d'altissimo livello. Il centro destra in questo senso è rimasto immobile». Il ministro Rutelli, rispondendo ad una interrogazione di Grazia Francescato e sottoscritta da altri parlamentari dei Verdi sul Codice Urbani, ha detto che saranno riconsiderate delle norme e che la sua linea guida sarà l'articolo 9 della Costituzione sulla tutela del paesaggio e patrimonio culturale. Lei che ne pensa? «Siamo decisamente in sintonia, vanno riconfermate le garanzie di inalienabilità del patrimonio pubblico. Il Codice come impianto va bene ma sono necessarie delle modifiche per evitare quello che è accaduto per esempio con la norma sugli abusi contro l'ambiente che è stata contraddetta da una legge». Ha un progetto al quale tiene in maniera particolare? »Sì, ottenere una fiscalità di vantaggio per chiunque voglia dare contributi per i Beni culturali». Un altro 8 per mille? «Molto più mirato, i cittadini devono sapere che avranno delle facilitazioni fiscali se si "occuperanno" di un museo, di un monumento della loro città. Quando si pensa alle donazioni si fa riferimento solo agli Usa e ai suoi magnati. A un americano invece bastano 500 dollari per essere un benefattore culturale».