Le vacanze di massa, i voli charter che fanno la spola tra Sol Levante e Bel Paese non bastano più. L'amata Italia, patria dell'arte e del bel vivere, i giapponesi ora la vogliono in casa. E dopo il trionfo del padiglione tricolore, il più visitato dell'Expo Universale di Aichi, dopo la costruzione a Nagoya di un centro commerciale che "dona" Venezia con tanto di gondole e canali, nel centro di Tokyo nasce un'isola d'Italia. Con vie, piazze, fontane, fioriere, negozi, ristoranti, un auditorium, il tipico acciottolato, i portici, perfino un campo di calcetto: si chiama "Tokyo Shiodome Sio-Site n. 5", è un quartiere di 210.000 metri quadrati e 32 edifici in costruzione tra Ginza e il mare. Incastrata nella metropoli a più alto tasso di adrenalina del mondo, quest'area a misura d'uomo dal nome vagamente cyber è il frutto della tradizionale passione dei giapponesi per il nostro Paese. Magari è la proiezione del loro desiderio di vivere meglio, con maggiore eleganza, gusto, leggerezza. "Shiodome" è anche un progetto per lo sviluppo di una comunità italiana e ospiterà in permanenza eventi, spettacoli, concerti, proiezioni cinematografiche, mostre, sfilate, foto, degustazioni. Per ora c'è un accordo con la Triennale di Milano per una serie di esposizioni, ma l'iniziativa "Japly" (Japan-Italy) è destinata a espandersi. In vista della "Primavera italiana", la colossale rassegna di cultura, commercio, industria, tecnologia e turismo che da marzo a giugno 2007 verrà organizzata dall'Istituto italiano di Cultura (con buona pace del sindaco di Tokyo, che ha contestato la facciata rossa della nuova sede progettata da Gae Aulenti) e porterà in tutto il Giappone concerti, eventi letterari e commerciali, architettura, mostre, seminari scientifici, promozioni vinicole, design. E la settima edizione del festival di cinema italiano che, realizzato da Filmltalia con il nostro Istituto di Cultura, quest'anno ha fatto boom con 14.000 spettatori: «Dei 12 film in programma», annuncia il presidente di Filmltalia, Giovanni Galoppi, «verranno quasi certamente comprati Manuale d'amore e Mater Natura». «Noi giapponesi andiamo pazzi per l'opera, il cinema, il cibo, l'arte, lo stile di vita del vostro Paese: per questo il nostro gruppo sponsorizza il made in Italy», spiega Kiyota Haruhito dell'Asahi Shimbun, gigante editoriale e mecenate instancabile. Aggiunge l'ambasciatore d'Italia a Tokyo, Mario Bova: «Qui ci identificano con la grandezza del passato, con gli etruschi e il Rinascimento. Ci sentono storicamente amici, adorano fare le vacanze da noi. La domanda di conoscenza della nostra cultura, poi, è sempre più forte e può essere soddisfatta grazie alla loro tecnologia sofisticatissima». Un esempio concreto? Il colosso hi-tech Hitachi permetterà di esportare virtualmente in Giappone i capolavori degli Uffizi di Firenze: un precedente che, nell'era della globalizzazione digitale, potrebbe rivoluzionare la circolazione di opere d'arte nell'intero pianeta. Intanto, in attesa di scoprirei segreti dell'intelligenza di Leonardo e le opere del Perugino, di applaudire Uto Ughi, la Filarmonica della Scala, l'Orchestra del Conservatorio di Santa Cecilia, il teatro sperimentale di Spoleto, il festival di Poesia. Mascagni e Verdi messi in scena dal Massimo di Palermo e via elencando i piatti forti della "Primavera italiana", gli abitanti di Tokyo fanno la fila per visitare la mostra "Pompei, storie da un'eruzione" allestita al Bunkamura: è tornata a furor di popolo dopo essere stata presa d'assalto da 380.000 persone nel 2001. Giapponesi pazzi per l'Italia. E non solo per la moda, i ristoranti, le Ferrari. La nostra cultura, nell'impero del Sol Levante, è diventata un prodotto di largo consumo fin dal 2001 di "Italia-Giappone". Sono quattromila gli studenti che ogni anno imparano la nostra lingua. A Tokyo, il biglietto per un'opera di Verdi può costare anche 70.000 yen (500 euro) ma il tutto esaurito è la regola. Si moltiplicano i casi di mecenatismo: l'artista Chiara Rapaccini, scoperta da un talent scout nipponico alla Fiera del Libro di Bologna, nei 2002 è stata invitata a lavorare in Giappone e in una sala del Museo Azumino sono esposte in permanenza le sue sculture, mentre un editore locale ha pubblicato i suoi libri per bambini. C'è poi il progetto di portare il jazz italiano a Tokyo, mentre film come La meglio gioventù con le sue sei ore, Buongiorno notte, Le chiavi di casa sono stati successi commerciali. «Con questo Paese, apparentemente così lontano, noi italiani riusciamo a sintonizzarci con grande facilità», dice Marco Tullio Giordana. E non è il solo a pensarlo.