Giornali, riviste, esperti, in questi ultimi giorni, si sono prodigati nel suggerire argomenti per l'agenda del Ministro per i beni culturali, con delega al turismo e al Made in Italy, Francesco Rutelli. Lo segnalo come un fatto positivo. Vuol dire che ci sono aspettative diffuse, curiosità e attenzione, determinate dalle deleghe attribuite e anche dalle tensioni che si sono verificate tra i partiti della maggioranza sulla attribuzione di questo ministero. Ambito come mai era prima capitato. Il compito di Rutelli non sarà semplice ma non impossibile. Per certi versi proprio le deleghe che gli sono state attribuite (e che ha chiesto con determinazione) lasciano ampi margini ad un'attività di governo non "tradizionale". Vediamo perché. Innanzitutto ci sono finalmente le premesse per politiche coordinate fra cultura e turismo. Che sono e resteranno settori presidiati da logiche e finalità non del tutto coincidenti. Ma non c'è dubbio che lo sviluppo costante del turismo culturale nel nostro Paese, per poter ancora crescere (e i margini ci sono tutti) richiede una politica di promozione e valorizzazione del patrimonio culturale giocata su due fronti: interna e internazionale. Su quest'ultimo versante è possibile costruire il collegamento con la terza delega assegnata a Rutelli. Vediamo come. Nel passato, anche per qualche eccessiva reticenza, il Ministero per i beni culturali non è stato in grado di esportare la cultura italiana nel mondo. Ci siamo per lo più limitati a qualche prestito molto sofferto. Di recente è stata organizzata a Pechino, in occasione dell' anno dell'amicizia Italia-Cina, una straordinaria mostra sul Rinascimento e, nei prossimi mesi, questa attività si arricchirà di una mostra dedicata alle Grandi Civiltà. Sono occasioni straordinarie per far conoscere il nostro patrimonio, stimolare nuova domanda turistica verso il nostro Paese, rafforzare l'immagine e il prestigio dell'Italia all' estero. Ma queste iniziative, ancora troppo sporadiche e non sempre frutto di una intelligente strategia di "marketing internazionale", possono essere arricchite dal contributo di altri soggetti, soprattutto le imprese italiane che producono bellezza (dalla moda al design). Nella difficile competizione internazionale uno Stato moderno può e deve accompagnare la penetrazione dei migliori prodotti nazionali sui mercati più ricchi e interessanti. Noi possiamo farlo perché disponiamo di un patrimonio culturale straordinario che è la culla dentro la quale sono nate e si sono sviluppate aziende con un brand riconosciuto a livello internazionale. Ecco il vantaggio competitivo di cui disponiamo e a cui Rutelli, in ragione del suo ruolo e delle deleghe attribuite, può dare un significativo sviluppo. A questo scopo non servono nuovi e complessi piani e strategie. Le aziende più dinamiche, come dice De Rita, "mondialeggiano" già oggi, spesso in meravigliosa solitudine. E raccolgono successi. Ma si può fare di più e di meglio con un reciproco vantaggio, per la visibilità e la conoscenza del nostro patrimonio culturale, per incrementare il turismo di qualità e per consolidare l'industria italiana più creativa. Per obiettivi così portata, occorre stringere accordi, favorire convergenze capaci di impegnare i diversi protagonisti: dai nostri direttori della maggiori istituzioni museali, ai maggiori tour operator, dalle amministrazioni locali delle città d'arte alle aziende creative, dalle principali istituzioni culturali (fondazioni liriche, grandi teatri ecc) alle nostre rappresentanze diplomatiche all'estero (le ambasciate, l'Ice, le Camere di Commercio all'estero, gli Istituti di Cultura ecc). Il ruolo di Rutelli, Vice Presidente del Consiglio, può aiutare questo processo, soprattutto se sarà gestito con la collaborazione del suo collega Massimo D'Alema. Serviranno risorse importanti. Ma se si realizzano buoni progetti non sarà difficile coinvolgere le imprese, le banche, soprattutto se sarà migliorata la normativa che agevola fiscalmente le aziende generose con l'arte e la cultura. Molti autorevoli commentatori hanno suggerito al neo Ministro di mettere mano all' organizzazione del ministero, al centro e in periferia. Servirà anche questo. Ma perché non proviamo, una volta tanto, a partire da cose più concrete e utili per il Paese?
La cultura italiana, un patrimonio che va esportato
Il Ministro per i beni culturali, Francesco Rutelli, ha ricevuto deleghe per il turismo e il Made in Italy. Ci sono aspettative diffuse e attenzione per il suo compito, determinate dalle tensioni tra i partiti della maggioranza sulla attribuzione di questo ministero. Rutelli ha chiesto con determinazione le deleghe e ha finalmente le premesse per politiche coordinate fra cultura e turismo. Il turismo culturale è un settore in crescita e richiede una politica di promozione e valorizzazione del patrimonio culturale su due fronti: interna e internazionale. Rutelli può aiutare a costruire il collegamento con la terza delega assegnata, promuovendo la cultura italiana nel mondo.
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