«La pubblicità sui monumenti? Facciamo gare fra gli sponsor» Luciano Marchetti: l'autorizzazione per Trinità dei Monti non l'ho data io «L'autorizzazione definitiva non l'ho data io. Io avevo solo espresso un parere due anni fa». E ancora: «Ci sarà una gara tra sponsor per la pubblicità sui monumenti più importanti». H direttore regionale per i Beni architettonici e Paesaggi del Lazio, Luciano Marchetti, interviene «da attore principale» nella polemica sui 14 metri di pubblicità che incarteranno l'obelisco di Trinità dei Monti, in contemporanea con quello di San Giovanni e quello in piazza del Popolo. Tre obelischi della capitale «incartati» per monitoraggio e restauri nello stesso periodo. Non sono troppi? «Sì». Allora com'è potuto accadere? «Non c'è una regola che impedisca dì "impacchettare" monumenti omologhi in diverse parti di Roma. E in effetti non è mai capitato che tre monumenti-simbolo come gli obelischi dovessero essere restaurati in contemporanea». Si parla anche di un piano di monitoraggio... «n monitoraggio viene fatto. Ma poi si fanno anche dei restauri, quanto meno la pulizia. Ma quello accaduto è un caso anomalo. Tant'è vero che ho intenzione di far presente al Campidoglio, con cui collaboriamo costante mente, di evitare questa contempora neità». Ma non lo sapeva? Non ha dato i permesso? «Noi avevamo ricevuto un quesito nel 2004. La richiesta era se non aveva mo nulla in contrario che l'obelisco di Trinità de' Monti fosse oggetto di un restauro attraverso una sponsorizzazione con la pubblicità. In linea di principio ci siamo dichiarati d'accordo, salvo poi esaminare il progetto». Chi ha dato allora l'autorizzazione? «L'autorizzazione definitiva l'ha data la sovrintendenza ai Monumenti con quella Comunale. Del resto non è la Regionale quella direttamente chiamata in causa, che deve dare solo le linee di principio». Quindi il terzo obelisco incartato in contemporanea? «Mi da un po' fastidio». Si può fare qualcosa per «scartarlo» visto chi ci sono già i ponteggi innalzati? «Si potrebbe trovare un accordo per spostare l'operazione nel tempo. Rimandare. Non è detto che tutto debba essere fatto contemporaneamente. È un discorso da valutare con il Campidoglio e lo sponsor». Se non fosse possibile, cosa pensa di fare per il futuro? «Esiste una commissione presso il ministero dei Beni culturali, della quale fa parte anche l'Anci, l'associazione dei comuni italiani, che sta stabilendo delle regole valide per tutti i monumenti tutelati italiani. Ci saranno norme più precise che dovrebbero arrivare alla gestione di queste operazioni attraverso veri e propri appalti». E cioè: farete una gara? «Certo. Gare pubbliche dove gli sponsor possono, in concorrenza fra di loro, fare offerte sia economiche, sia sui tempi di esposizione della pubblicità: perché non è detto che lo stesso messaggio pubblicitario debba essere esposto per tutta la durata del cantiere. Chi vìnce l'appalto ha quindi l'esposizione in un luogo di grande richiamo, se l'offerta è la più vantaggiosa. E quando il cantiere si ferma, la pubblicità deve essere sospesa. La trasparenza aiuta a dissipare illazioni spesso infondate». Quali sarebbero? «Anche queste continue polemiche, a volte giustificate, sulla pubblicità sui monumenti in restauro. Io mi sono adoperato affinchè lo sponsor sui ponteggi sia strettamente funzionale al restauro e non viceversa. Proprio per questo ho voluto che nei contratti fosse inserita una clausola per cui l'autorizzazione decade in caso di interruzione dei lavori. Se le sovrintendenze seguono questa logica, decade anche il sospetto che ci siano profitti a detrimento dell'utilità pubblica». Favorevole o contrario alla pubblicità sui ponteggi dei monumenti più importanti? «Io sono contrario alla demonizzazione di una fonte preziosa per la conservazione del nostro patrimonio architettonico. Anche perché a questo lo Stato negli ultimi anni ha potuto dedicare - o ha dedicato - ben poche risorse. Se invece di tubi innocenti e teli verdi, vediamo un cartellone pubblicitario inserito in una riproduzione della facciata, facendo attenzione che l'immagine non sia soverchiante né di cattivo gusto, è così grave? Pensiamo che a volte quel restauro non si sarebbe potuto fare senza quella pubblicità».