L'operazione, denominata 'Aurea', portata a termine dai militari del nucleo tutela patrimonio. Recuperati anche 53 stucchi di una villa imperiale NAPOLI - Dieci arresti, ventidue persone denunciate e 750 reperti archeologici recuperati, si conclude così, una lunga indagine investigativa condotta dai carabinieri del nucleo operativo tutela patrimonio culturale di Napoli denominata "operazione Aurea". L'indagine avviata nel 2004 in seguito al sequestro di una statua bronzea romana, ha consentito di delineare i contorni di una vera e propria associazione per delinquere e di interrompere un sodalizio criminoso dedito alla ricettazione di reperti archeologici, operante non solo in Campania ma esteso e ramificato anche in Lazio, Umbria, Toscana e Veneto. Un'operazione complessa e difficile condotta mediante l'impiego congiunto delle più tradizionali tecniche investigative, appostamenti e pedinamenti, e di quelle tecnologicamente più avanzate, con numerose intercettazioni telefoniche, fondamentale la partecipazione all'operazione di altri nuclei operativi non solo territoriali ma anche di altre regioni che ha consentito di creare tutti i presupposti per la conoscenza delle responsabilità a vario livello delle persone che detenevano e commercializzavano i beni archeologici. "7provvedimenti scattati dalla procura di Roma - ha sottolineato Giovanni Pastore, vicecomandante del nucleo tutela patrimonio culturale - ci hanno consentito contemporaneamente di poter agire sui responsabili in particolare, che sono 10 persone e poi sulla denuncia dì altre 22". Giovanni Viglietta, e Patrizio Santini, residenti in provincia di Roma rispettivamente di 53 e 57 anni, Èrcole Antonetti, cinquantacinquenne, Annibale Caorvi-no e Vincenzo Martinisi, rispettivamente di 59 e 53 anni il primo di Casal di Principe, il secondo di Casetta, Antonio Montuosi e Cannine Palma, rispettivamente 48 e 45 anni di Avella, Nazzareno Fiorucci 57 anni residente in provincia di Arezzo, Marco D'Urso 40enne romano e Giulio Festa 47enne casertano, questi i nomi delle dieci persone arrestate. Le accuse vanno dalla detenzione alla ricettazione, fino all'associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di beni culturali appartenenti allo stato. Non solo grazie al lavoro congiunto degli investigatori e degli esperti è stato possibile appurare che tra i reperti sequestrati vi erano anche dei falsi, a quanto pare una ventina di oggetti, smascherando, così, una vera e propria attività parallela. Pare, infarti, che i ricettatori decidessero al momento della vendita e in base alla competenza degli acquirenti se procedere alla vendita di un falso o dell'originale, un giro d'affari che doveva fruttare, un bel pò di euro ai responsabili dell'attività illecita, riuscire a quantizzare quanto l'organizzazione riuscisse a guadagnare al momento non è dato saperlo e forse non si saprà mai, ma pare che siano stati sborsati anche fino a 300mila euro per un singolo oggetto. I 750 reperti archeologici recuperati, tutti provenienti da scavi clandestini e ritrovati in abitazioni di insospettabili professionisti, sono di notevole interesse scientifico, e storico-culturarele, si tratta per lo più di vasi, statue e suppellettili, di varie età e dimensioni, tra cui spiccano 53 stucchi architettonici e decorativi presumibilmente provenienti da una villa sullo stile della domus aurea, secondo gli esperti della soprintendenza per i beni archeologici della provincia di Napoli e Caserta, i reperti quasi tutti di provenienza Campana, e da altre regione del centro Italia, sono databili dall'età del ferro fino alla piena epoca romana imperiale, Secondo Maria Luisa Nava, sovrintendenza beni archeologici "La varietà di reperti sequestrati e la diversità di epoche è un dato indicativo di quanto l'attività di ricerca clandestina nel territorio Campano sia diffusa e capillare" il danno al patrimoni storico-culturare è inestimabile se si pensa che, ad esempio per quanto riguarda gli stucchi, si tratta di decorazioni di soffitti ciò fa pensare ad un ambiente conservato anche in altezza. Intanto ieri pomeriggio 3 tombaroli di Casal di Principe sono stati sorpresi a "ispezionare" un fondo agricolo dove sono state rinvenute delle tombe di interesse archeologico e per questo sono stati denunciati dagli uomini della guardia di finanza di Benevento.