Al ministero posticipati 4 pensionamenti Ricorso al Tar della Uil per bloccare l'operazione ROMA. Al ministero dei Beni culturali confidavano in sette assunzioni. Utili soprattutto per rafforzare i ranghi delle Soprintendenze, sempre più in sofferenza. Ottengono, invece, solo tre nuovi archeologi. Le altre quattro sono persone già in servizio ma prossime alla pensione, che restano al loro posto. Due sono dirigenti di prima fascia, il cui stipendio assorbe l'80 delle risorse a disposizione e grazie alle quali si sarebbe, invece, potuto assumere una decina di giovani funzionari. Il malumore che serpeggia a Via del Collegio Romano, sede del ministero dei Beni culturali, è confluito in un ricorso al Tar Lazio che la Uil presenterà domani e che è stato preceduto da una diffida già notificata al premier, Romano Prodi, e al ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, perché non diano corso all'operazione. La questione nasce dal Dpr 28 aprile 2006, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 22 maggio. Il decreto, facendo leva su quanto previsto dalle Finanziarie 2004 e 2005, autorizza la pubblica amministrazione ad assumere, a partire dal 1 novembre prossimo, 3.619 persone a tempo indeterminato, purché la spesa non superi, per l'anno in corso, i 33,6 milioni di euro e i 115,7 milioni a partire dal 2007. Ai Beni culturali spettano sette assunzioni, il cui costo quest'anno deve rimanere entro i 252.500 euro e, a regime, entro i 5l0mila. Al ministero mancano soprattutto specialisti, in particolare archeologi, da impiegare nelle Soprintendenze. Questa poteva essere l'occasione per portare una boccata d'ossigeno, seppur minima, in periferia. Una nota del 22 maggio della Funzione pubblica disegna, invece, uno scenario ben diverso. Secondo Palazzo Vidoni si dovrà procedere all'assunzione di tre archeologi e al trattenimento in servizio di quattro dipendenti, di cui due dirigenti di prima fascia. Non solo. Per questi ultimi due superburocrati, l'autorizzazione a posticipare la pensione scatta dal 1 luglio (per il primo) e dal 1 ottobre (per il secondo). Dunque, in anticipo rispetto al 1' novembre, data da cui, secondo il Dpr, devono decorrere le assunzioni. E questo rappresenta uno dei motivi del ricorso. L'altro rilievo che la Uil muove alla Funzione pubblica è che non poteva decidere i profili del personale da assumere senza una contrattazione collettiva con i sindacati. Dietro le schermaglie giuridiche c'è, però, la lotta di potere che si sta consumando nei corridoi del ministero e che vede protagonista soprattutto il direttore del dipartimento per i Beni culturali e paesaggistici, Francesco Sicilia. E lui che deve andare in pensione a fine giugno e che dovrebbe essere ripescato' dalla nota della Funzione pubblica. Durante la gestione Buttiglione c'era già stato un tentativo, attraverso un decreto legge, per tenerlo in sella, ma quel tentativo non andò in porto. L'altro beneficiano dell'operazione sarà il direttore regionale della Toscana, Antonio Paolucci, che a fine settembre avrebbe dovuto lasciare per sopraggiunti limiti di età.