Indagini della Polizia mirate alla individuazione di siti archeologici che sistematicamente venivano depredati Tre le persone che sono state denunciate e recuperati pezzi di un «cimitero dei guerrieri sipontini» Manfredonia - Con il recupero di circa 100 pregiatissimi reperti archeologici si è chiusa la prima fase di una operazione di polizia condotta dagli uomini del Commissariato di P.S. di Manfredonia disposta per il contrasto all'illecita attività di scavo, trafugamento e successiva vendita di reperti archeologici. Gli agenti, coordinati dal dirigente Antonio Lauriola, avevano avviato nei mesi scorsi indagini mirate proprio alla individuazione di siti archeologici che sistematicamente venivano depredati dai cosiddetti «tombaroli». La polizia aveva effettuato diversi appostamenti e pedinamenti notturni in aperta campagna intercettando due persone dedite allo scavo e al trafugamento dei reperti. I due erano riusciti più volte a sfuggire alla cattura dileguandosi nelle stradine di campagna e facendo perdere le proprie tracce. Ma grazie ad una efficace attività investigativa, la polizia di Manfredonia è risalita a due fratelli di 41 e 43 anni, riuscendo a rinvenire nelle rispettive abitazioni gli oltre 90 reperti, di inestimabile valore, risalenti al IV e V secolo a. C. Uno dei due fratelli, denunciati con una terza persona a piede libero, ha espresso alla polizia la volontà di collaborare fornendo spontaneamente alcune dichiarazioni e addirittura accompagnando gli agenti in un sito archeologico dallo stesso ritenuto eccezionale per la grande quantità e la bellezza degli oggetti recuperati ininterrottamente nel tempo. Il denunciato ha anche ammesso di aver sempre custodito gelosamente i preziosi reperti e di essere stato in una sola occasione, per necessità familiari, costretto a commercializzarne qualcuno. Nel tentativo di far rimanere pezzi così rinomati nel territorio di provenienza, ha sostenuto di aver contattato una signora di 53 anni, anch'essa di Manfredonia, alla quale aveva proposto l'acquisto. «Pur avendo effettuato in passato altre operazioni che hanno condotto al ritrovamento di oggetti archeologici, per la prima volta - ha affermato il dott. Lauriola - mi sono trovato davanti ad un recupero di così eccezionale valore e importanza. Ci sono crateri a campana, uno dei quali figurato, uno specchio circolare, anfore di varie misure e di varie epoche, molti skyphos (coppe per bere che facevano parte del servizio da mensa), vari guttus (versatoi di piccole dimensioni utilizzati per versare liquidi, eventualmente anche a gocce) e un guttus raffigurante Medusa di straordinaria rarità, oltre a diversi calici e piatti, tra cui alcuni kylix decorati. La presenza di altri reperti, come punte di lancia da guerra e da caccia, cinturoni e una rudimentale fionda in metallo con la quale potevano essere lanciate sfere infuocate, fanno pensare al ritrovamento di un «cimitero dei guerrieri sipontini». Una tesi che sarà confermata dagli esperti che visioneranno il materiale recuperato dalla Polizia di Manfredonia e che sarà affidato, su indicazione della Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Puglia di Taranto, al direttore del Museo Castello di Manfredonia dove troverà opportuna custodia. Anna Maria Vitulano