Padova, Verona e Mantova unite in un importante progetto espositivo per celebrare i cinquecento anni dalla morte di Andrea Mantenga. Tre città, tre tappe fondamentali di uno dei più grandi pittori della storia dell'arte del Quattrocento, tre mostre in 4700 metri quadrati d'esposizione, 352 opere provenienti da 140 musei sparsi in tutto il mondo, 65 dipinti dell'autore, 55 capolavori restaurati per l'occasione, un investimento di 271 mila euro. Sono queste solo alcune cifre dell'evento. Nato nel 1430, Mantenga a 10 anni si trasferisce a Padova ed entra nella bottega di Francesco Squarcione. Nel 1448 decora la cappella Ovetari della chiesa degli Eremitani, un capolavoro giovanile di cui sono celebri le Storie di San Giacomo e San Cristoforo. Nel 1457 riceve la commissione per il Polittico di San Zeno per la chiesa del santo a Verona opera considerata uno dei suoi massimi capolavori. Poi nel 1460 è invitato da Ludovico Gonzaga a Mantova dove diventa l'artista di spicco della corte. Qui si dedica alla decorazione della Camera degli sposi nel palazzo ducale, un esempio di arte rinascimentale in cui la qualità pittorica si fonde con il genio architettonico dell'artista. Si parte il 16 settembre da Padova, città in cui ancora giovane, muove i primi passi da artista. La mostra dal titolo "Mantegna e Padova 1445-1460" ripercorre le origini del pittore: gli insegnamenti di Squarciane, Zoppo e Schiavone, il confronto continuo con Bellini e l'influenza di Donatello che in quegli anni a Padova dipinte lo sconvolgente Crocefisso e il Monumento equestre al Gattamelata, considerato un exemplum di arte celebrativa. La mostra ha lo scopo di proporre "storie di capolavori". Non una monografica, ma inediti accostamenti di artisti dell'epoca che tracciano la storia dell'autore e del periodo in cui è vissuto. Esposti allora le formelle di Donatello per l'Altare Maggiore del Santo, il Polittico realizzato da Antonio e Bartolomeo Vivarini per la Chiesa di San Francesco a Padova, la Madonna del latte dello Zoppo proveniente dal Louvre di Parigi e la Madonna Davis, di Bellini dal Metropolitan Museum di New York. Poi sculture di Donatello, disegni preparatori di Dürer e codici manoscritti dell'epoca. Ma Padova non si limita alla sola mostra. Per l'occasione è restituita la celebre Cappella Ovetari. Un complesso progetto di restauro degli affreschi sulla parete sud, un intervento alla struttura architettonica e una ricostruzione virtuale dell'intero ciclo pittorico, permettono di rivisitare il complesso così com'era prima dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Poi è la volta di Verona dove è esposta la famosa Pala di San Zeno, un capolavoro in grado di influenzare la cultura figurativa dell'ambiente artistico veronese. In mostra anche la predella del dipinto, una Crocefissione conservata in Francia dalla fine del Settecento. La mostra, "Mantegna e le arti a Verona 1450-1500" descrive la seconda fase della vita artistica del pittore. Esposti 200 tra dipinti, disegni, incisioni, miniature, sculture, medaglie e cassoni dipinti. Se la Pala di San Zeno rappresenta uno dei primi capolavori all'inizio del Rinascimento, la Madonna in gloria tra i santi Giovanni Battista, Gregorio magno Benedetto e Girolamo nota come Pala Trivulzio, indica la fine di questo periodo artistico che a Verona conserva caratteristiche omogenee fino al XV secolo. Nell'esposizione è possibile ammirare anche l'intero corpus grafico dell'artista ammirato per la sua grande abilità nel disegno. Ultima tappa e cuore delle celebrazioni, la città di Mantova dove Mantegna vive più a lungo e crea capolavori assoluti che lo hanno reso celebre anche fra i suoi contemporanei. La mostra "Mantegna a Manvova 1460-1506" ripercorre gli anni in cui l'artista crea "La camera Picta o camera degli sposi" nel Palazzo Ducale, "La Sacra famiglia con Santa Elisabetta e il Battista bambino, La Vestale Tuccia e Sofonisba e la Madonna delle Cave. L'idea di partenza dell'esposizione mantovana è quindi riportare in città il maggior numero possibile di capolavori autografi dell'artista commissionati dai Gonzaga nella cui corte Mantegna rappresenta una figura chiave nel panorama culturale cortigiano. La mostra esamina poi la pittura mantovana nel periodo di trapasso tra la morte dell'artista e l'arrivo di Giulio Romano maestro che come Mantegna illumina la città con le sue opere architettoniche. Il percorso cronologico non si conclude quindi con la morte del pittore, ma insegue le influenze mantegnesche nella pittura successiva. Così tra le stanze di Palazzo Te si possono ammirare dipinti di Nicolò Solimani, Francesco Monsignori, Gian Francesco Caroto e Francesco Verla. Autori poco conosciuti dal grande pubblico ma fondamentali per comprendere gli influssi di sessant'anni di vita d' artista di questo grande autore. Dal 16 settembre 2006 al 4 gennaio 2007 www.andreamantegna2006.it