Fondi - Le opere sono perfettamente conservate. Martedì arriva un'esperta di arte medievale per decifrare le immagini Scoperti altri dipinti che raffigurano San Benedetto con la sorella Scolastica A questo punto dei sondaggi potrebbe rivelarsi una vera e propria miniera di arte pittorica medievale. La secolare abbazia di San Magno di Fondi ha restituito nella mattinata di ieri altri splendidi affreschi: visi di santi frati benedettini incorniciati in clipei e una scena raffigurante San Benedetto e la sorella S. Scolastica a mensa. Quest'ultima sembra proprio una "replica" di quella apparsa alcuni giorni fa sulla parete opposta. Le immagini sono in perfetto stato di conservazione e rivelano una mano d'artista piuttosto felice. Che si tratti ormai delle storie della vita di San Benedetto non ci sono più dubbi. Il ciclo pittorico di San Magno è stato già messo in relazione con gli affreschi di Subiaco, di San Vincenzo al Volturno e di altre abbazie della vasta area geografica e culturale con epicentro la Montecassino degli abati Deisderio, poi papa Vittore III, ed Odorisio. C'è già qualche esperto, però, che dichiara la superiorità qualitativa e poetica degli affreschi di San Magno rispetto agli altri centri monastici coevi. Soprattutto, dopo aver osservato attentamente il "quadro" scoperto ieri. La storia rappresentata è la "sceneggiatura" del capitolo 33 della "Vita di San Benedetto" scritta da San Gregorio Magno, in cui si narra l'incontro tra il santo di Norcia e la sorella Scolastica. Al momento del commiato i due fondatori dell'ordine benedettino furono costretti a restare ancora insieme per una notte parlando di Dio da un'infernale tempesta d'acqua. Benedetto e Scolastica siedono all'apposto di una tavola, sulla quale si notano due pani e un cratere benedetti dal santo. Alla "sacra conversazione" dei due fratelli assistono due monaci con i caratteristici cappucci dell'epoca. A margine si legge anche la scritta "Sco", chiaramente identificativa di Scolastica. La ripulitura della restante parte della parete probabilmente porterà alla luce anche le lettere che completano il nome della santa. Mentre si legge per intero e nitidamente il nome "Benedictus". Tutti da decifrare, invece, sono i santi monaci benedettini che accompagnano con i loro volti "bizantini" le due scene della mensa contrapposte. Da martedì si comincerà a sciogliere qualche enigma delle storie benedettine quando all'abbazia di San Magno arriverà una delle massime autorità di arte medievale, la preside della Facoltà di Conservazione dei Beni culturali dell'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, la professoressa Maria Andoloro. Nel frattempo, uno dei progettisti e direttore dei lavori, l'architetto Vincenzo Fasolo, si dice convinto che il consolidamento e il restauro dell'antico complesso abbaziale «riserverà altre sorprese non solo pittoriche». Per le quali «occorreranno sostiene l'architetto - oltre alla presenza di storici dell'arte anche i pareri di esperti di altre discipline», come il paleontologo. Ci sono, infatti, da analizzare i resti di monaci seppelliti dal IV al XVIII secolo nelle tre strutture architettoniche sovrappostesi fino al 1492.