Gli Archivi di Stato del Veneto, come quelli di altre parti d'Italia, rischiano in molti casi la chiusura per i pesantissimi tagli alle spese, tra il 40 e il 60 per cento del loro totale, decisi dal Ministero dei Beni Culturali e che riguardano non restauri o attività culturali, ma energia elettrica, gas, acque, pulizie dei locali tuttavia è meglio non dirlo in giro, perché qualcuno, a Roma, potrebbe non gradire. Per oggi era convocata a Venezia, su iniziativa del soprintendente regionale Maria Teresa Gaja Rubin de Cervin, un incontro stampa con tutti i rappresentati degli archivi di Stato veneti, proprio per denunciare il grave stato di dissesto economico che mette in pericolo, in particolare, la sopravvivenza di quelli più piccoli. Era annunciata la presenza del direttore dell'Archivio di Stato di Venezia Paolo Selmi e di quelli di Belluno Eurigio Tonetti, di Padoya Francesca Fantini D'Onofrio, di Rovigo Luigi Contegiacomo, di Treviso Franco Rossi e di Vicenza Giovanni Marcadella, mentre per l'Archivio di Stato di Verona era annunciata la presenza di un funzionario, Anna Lazzarini. Era l'occasione per prendere una posizione comune, come hanno fatto, alcune settimane fa, i direttori degli Archivi di Stato della Toscana e di altre regioni italiane, con un appello inviato al sottosegretario ai Beni Culturali Nicola Bono. Ma, a sorpresa, la conferenza stampa è stata annullata ieri, per un'improvvisa indisposizione che ha colpito la dottoressa Rubin de Cervin. «Mi dispiace conferma l'interessata ma le mie condizioni di salute non mi permettono di organizzare l'incontro con i direttori degli archivi. Vedremo se sarà possibile tenerlo in futuro». Fin qui l'ufficialità. Ma, a quanto risulta, a determinare l'annullamento dell'incontro sarebbe stata un'iniziativa partita proprio dal Veneto, all'interno degli stessi interessati. Qualcuno si sarebbe messo in contatto con la Direzione Generale del Ministero dei Beni Culturali, informandola dell'iniziativa "trasgressiva" e da Roma sarebbe giunto, sia pure in forma ufficiosa, l'aureo detto: quaeta non movere. Una situazione che avrebbe, di fatto, messo in difficoltà lo stesso soprintendente, portando così all'annullamento dell'iniziativa, promossa proprio per aiutare gli archivi del Veneto, in un momento particolarmente difficile. Per conoscere la situazione degli archivi del Veneto simile a quella di altre zone d'Italia constatata la "afonia", voluta o forzata, dei diretti interessati, non resta che rifarsi all'appello al Ministero dei Beni Culturali, fatto dai colleghi toscani. Riguardo alle riduzioni di spese, si dice: «Esse porteranno entro pochi mesi alla totale paralisi di tutte le attività istituzionali, ivi compresa l'erogazione dei servizi al pubblico. Sono in pericolo, quindi, le funzioni di tutela, di conservazione e di comunicazione della memoria storica, pubblica e privata, nelle sue straordinarie e molteplici articolazioni: dagli archivi delle persone, delle famiglie, delle comunità locali, fino a quelli delle istituzioni pubbliche e statali». La paralisi, insomma, è dietro l'angolo, ma, almeno in Veneto, con molta discrezione.
Un bavaglio al malessere degli Archivi
Gli Archivi di Stato del Veneto sono stati colpiti da pesanti tagli alle spese, tra il 40 e il 60% del loro totale, decisi dal Ministero dei Beni Culturali. L'incontro stampa con i rappresentati degli archivi veneti, convocato dal soprintendente regionale Maria Teresa Gaja Rubin de Cervin, è stato annullato per un'improvvisa indisposizione. La conferenza stampa era stata promossa per denunciare il grave stato di dissesto economico che mette in pericolo la sopravvivenza di quelli più piccoli. I direttori degli archivi di Belluno, Padoya, Rovigo, Treviso e Vicenza erano stati invitati a partecipare.
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