Un tempo il collezionista d'arte andava di bottega in bottega, di ricettatore in ricettatore. Oggi è seduto, tranquillo, davanti a un computer e, collegato a Internet, gira nei siti del commercio elettronico dove, con apposite parole chiave, si trovano anche reperti artistici di provenienza ifiegale. Ma la truffa corre anche (e soprattutto) via internet. Nella stessa operazione Aurea i carabinieri hanno anche sequestrato diversi reperti falsi che erano in attesa di essere venduti: su uno di questi falsi è stato tratto in inganno anche un esperto di archeologia. La dichiarazione di falso è giunta soltanto dopo un approfondito esame. Da 2000 a 50 mila euro il prezzo della «crosta», secondo la più antica e collaudatissima tecnica del «pacco». All'incauto acquirente, attraverso un sito in rete veniva mostrato il pezzo autentico. Dopo l'esame e la contrattazione per il prezzo, il reperto vero spariva, sostituito con quello falso. Lo scherzetto non sempre andava in porto. I nuovi collezionisti, rispetto a quelli del passato, si sono evoluti e spesso camminano con un esperto della materia: studenti universitari o addirittura docenti, inconsapevoli quasi sempre, di essere consulenti per acquisti illegali.