Ci sono anche 53 stucchi, databili al I secolo avanti Cristo, e fregi decorativi parietali appartenenti ad una casa imperiale tra 1750 reperti sequestrati nell'ambito di «Aurea», l'operazione dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale che ha portato alla denuncia di 32 persone delle quali dieci arrestate con la scoperta di scavi illeciti in Campania e in altre zone d'Italia. Sono coinvolti numerosi insospettabili. Nella sala conferenze del Museo Archeologico Nazionale i carabinieri del nucleo Campania per la tutela del patrimonio culturale hanno appena estratto dagli imballaggi i reperti archeologici sequestrati in giro per l'Italia. Attorno una composta folla di esperti del settore, dipendenti dei Beni culturali, che attendono con ansia di poter «mettere gli occhi» su quei pezzi. Si tratta soprattutto di frammenti: sono di pregevolissima fattura e sicuramente sono stati strappati dalla decorazione di una villa patrizia. E li datano, senza grandi dubbi, intorno al primo secolo dopo Cristo. E poi anfore, piatti e vasetti in ceramica nera: sono in totale 750 i reperti inventariati dai militari al termine dell'operazione denominata «Aurea» che ha portato anche all'arresto di 10 persone per associazione a delinquere finalizzata all'ingiustiflcato possesso di materiale archeologico toccando, nell'iter giudiziario, cinque regioni: Campania, Lazio, Umbria, Toscana e Veneto. Altre 22 persone sono state denunciate alla magistratura in stato di libertà per il solo ingiustificato possesso di reperti archeologici. Il vicecomandante del Reparto nazionale per la tutela del patrimonio culturale, il colonnello Giovanni Pastore, ricostruisce l'operazione che prende il via nel 2004, nella zona di Santa Maria Capua Vetere, quando il reparto territoriale dei carabinieri di Caserta mette le mani su una statua bronzea di epoca romana. I militari del nucleo della Campania, coordinati dal tenente Lorenzo Marinaccio, hanno indagato su come e in che modo il «proprietario» della statua fosse riuscito a entrarne in possesso. Grazie a pedinamenti e tecniche di indagine elettronica, i carabinieri hanno disegnato una prima rete di ricettatori. Il nome «forte» è quello di Annibale Corvino, detto «'o professore». La sua casa era una sorta di centrale per l'acquisizione e lo smistamento dei reperti trafugati un po' dovunque. Secondo la soprintendente della Campania per i beni archeologici, Maria Luisa Nava, i reperti sequestrati, in particolare gli stucchi, provengono tutti da una «domus» o una «villa» nell'area casertana, anche se di incerta localizzazione: si tratta di scene dionisiache che ornavano un salone. Frammenti, 53 per la precisione, strappati da un «corpus» di pregevollssima fattura rovinando irreparabilmente il fregio nella sua interezza.