Roberto della Seta è presidente nazionale di Legambiente Un paese bello e leggero, che punti sul turisrno e i beni culturali come settori strategici per rilanciare l'economia italiana: da oggi con il vicepremier Francesco Rutelli al ministero per i Beni e le attività culturali con delega al turismo, sembra diventare finalmente una priorità nell'agenda politica dell'esecutivo. Il patrimonio culturale e ambientale italiano è un valore insostituibile in sé in quanto rappresenta e identifica la storia del nostro paese e delle nostre tradizioni culturali. Pur non essendo fonte diretta di reddito, i beni culturali possono determinare indotti economici virtuosi. La loro valorizzazione può guidare lo sviluppo di altri settori economici, ausiliari rispetto alle politiche culturali: il turismo, l'enogastronomia, le produzioni manifatturiere artigianali locali, le industrie di servizi per il tempo libero di qualità, per la innovazione tecnologica e la produzione culturale contemporanea. E più i beni culturali di una zona saranno restaurati, protetti, visitabili e integrati con paesaggio, agricoltura tradizionale, gastronomia e accoglienza, più saranno io grado di attirare turismo e portare ricchezza in sede locale. Il turismo potrebbe costituire uno dei presupposti per la buona conservazione dei beni culturali. Si tratta di sintonizzare i due settori in modo che l'uno colga le positività dell'altro: per orientare la politica e il futuro del paese verso la qualità è fondamentale scommettere su ricerca, sapere, conoscenza, su una sintesi di innovazione e tradizione allo stesso tempo. È questa la strada della soft economy, che punta su creatività, qualità, dinamicità. Un ministero di peso per sostenere e promuovere questo patrimonio unico al mondo e per perseguire un modello di sviluppo che affonda le sue radici nella nostra identità è sicuramente una scelta che può dare al governo di centrosinistra una delle sue carte vincenti e all'Italia un'opportunità per un futuro migliore. Quella che abbiamo vissuto in questi anni di governo di centrodestra è stata una stagione di provvedimenti che erodono i principi fondamentali della tutela del patrimonio paesaggistico e culturale, secondo una logica aziendalista, secondo cui il bene storico deve essere conservato e fruito dai cittadini solo in quanto produttore di reddito. È il Codice dei beni culturali e paesaggistici varato dal ministro Urbani che ha avviato la dismissione selvaggia degli immobili pubblici, salvo quelli per i quali le soprintendcnze si oppongano. La nuova stagione dei beni culturali si deve inaugurare tornando a dare importanza alle soprintendenze, che sono i veri guardiani d'italia, ma attualmente troppo sottodimensionate, sprovviste di mezzi, carenti di strumenti tecnici. È indispensabile infine coordinare fra loro le politiche per i beni culturali, ambientali e per il paesaggio, impegnandosi a rivedere e riiscrivere le norme attualmente oggetto della delega ambientale, evitare in futuro strumenti di condono edilizio e sanatorie ambientali e paesaggistiche.
Facciamo cambiare aria ai beni culturali
Il vicepremier Francesco Rutelli ha annunciato la creazione di un ministero per i Beni e le attività culturali con delega al turismo. Il patrimonio culturale e ambientale italiano è un valore insostituibile e può determinare indotti economici virtuosi. La valorizzazione dei beni culturali può guidare lo sviluppo di altri settori economici, come il turismo, l'enogastronomia e le produzioni manifatturiere artigianali locali. Il turismo può attirare turisti e portare ricchezza in sede locale. Il ministero dovrà sostenere e promuovere il patrimonio unico al mondo e perseguire un modello di sviluppo che affonda le sue radici nella nostra identità.
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Bene culturale
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