Sul colle di Tuvixeddu è tempo d'incertezze. Tra parco e lussuosi appartamenti affacciati sulla necropoli, si insinua il Piano paesaggistico regionale che molto potrebbe rimettere in discussione. Lo teme Raimondo Cocco, l'impresario che sta tirando su un palazzo in viale Sant'Avendrace 50: «Il cantiere va avanti, ci lavorano ventisei persone. Non so niente di preciso, nessuno mi ha comunicato nulla». Se lo augura il presidente regionale di Legambiente Vincenzo Tiana: «Per noi è una buona notizia, da tanti anni chiediamo una tutela paesaggistica oltre il vincolo archeologico. La zona è un pezzo importante del sistema dei colli cagliaritani». Su quel colle è concentrata l'attenzione della Coimpresa, e Gualtiero Cualbu è uno dei soci di spicco. Quando il presidente Soru annuncia che farà di tutto affinché l'area fenicio-punica più importante del Mediterraneo «venga tutelata dall'Unesco, ne ha tutte le caratteristiche», è normale porsi una domanda: che fine farà il Piano integrato d'area? «Costruiremo dove non c'erano tombe, lo ha verificato la stessa Soprintendenza ai beni archeologici», spiega Cualbu per telefono da Napoli - «Non vedo le ragioni per un allarme». Il suo discorso è più articolato: «Siamo sicuramente in una zona G, dove le opere di trasformazione sono già a buon punto, tra sei mesi il parco archeologico sarà pronto. C'è un accordo di programma tra Comune, Provincia, Soprintendenze, Regione, e poi il Piano integrato d'area. Sono state fatte indagini archeologiche, verifiche, prove, di tutto e di più, molte case sono già state vendute». «Quindi - è la conclusione dell'imprenditore - a mio modesto parere si è davanti al più classico dei diritti acquisiti, qualunque modifica a questa situazione comporta un certo onere». Tuvixeddu val bene una sfida, soprattutto in campagna elettorale. «Non vorrei che fosse una discussione dal sapore prettamente elettorale» - butta lì il sindaco Emilio Floris - «Non so quale sia esattamente lo stato dell'arte. In linea di principio credo sia possibile discutere qualunque ipotesi. Per quanto riguarda l'iter amministrativo, mi risulta che alcuni imprenditori impegnati in quella zona abbiano seguito una strada giuridicamente corretta, compreso l'ottenimento del permesso dalla Soprintendenza ai beni ambientali». Il caso Coimpresa merita un discorso a parte: «Così facendo si può mettere in discussione tutto. Esistono permessi e licenze edilizie, perfino un accordo di programma firmato dalla stessa Regione. Si aprirebbe il capitolo del risarcimento danni, tutt'altro che trascurabile. Anche dal punto di vista etico, bisogna pensare a come comportarsi, ci vuole chiarezza, non si può andare avanti con atti amministrativi di segno contrario. Cosa fare? Chiamare gli attori, pubblici e privati, e fare chiarezza, creando la certezza del diritto». Prudente Gian Mario Selis, candidato dell'Unione: «Ho sempre detto che, una volta approvato il Piano paesaggistico, Cagliari avrebbe dovuto esaminare il suo Piano urbanistico per renderlo compatibile». Selis non indica una soluzione definitiva, evita di dire sì o no a questo o quel progetto: «Adesso bisogna rivedere il Piano e capire che cosa si può fare».