CAGLIARI. I pezzi più antichi sono le frecce di ossidiana di età prenuragica. Ma c'è anche una testa femminile in terracotta che proviene dai tesori di Pompei. Sono solo due dei cinquanta reperti archeologici scoperti dai finanzieri del comando provinciale di Cagliari in tre distinte operazioni e in altrettante abitazioni private di Cagliari e una quarta a Torre delle Stelle. Tre persone, due uomini e una donna, tutti cagliaritani sono stati denunciati con l'accusa di ricettazione e possesso illecito di beni culturali. Gli oggetti, di età nuragica e punico romana, sono in buono stato di conservazione. Pezzi di gran valore a giudizio della soprintendenza ai beni archeologici. «Sono stati sottratti al loro contesto storico e spesso risulta difficile datarli e ricostruirne l'origine», ha spiegato la sovrintendente Donatella Salvi. Gli indagati, collezionisti ma anche tombaroli, tenevano i preziosi reperti illegalmente in casa e sono venuti alla luce dopo tre mesi di indagini e perquisizioni, coordinate dalla procura cagliaritana. Ceramiche, anfore, vasi, ampolle in parte esposti nelle vetrinette come di soprammobili, altri ben nascosti, come nel caso di un'ancora di piombo d'epoca imperiale romana, scoperta in un giardino nel quartiere di Sant'Elia. Si tratta di oggetti trafugati in parte dalle necropoli sarde e dai relitti navali. Tra i più pregevoli spiccano ancora un'ascia di bronzo di epoca nuragica, un tronco fossile della foresta pietrificata di Burgos, un vaso corinzio del VI-V secolo a.c. E perfino un piatto da frutta di produzione siciliana proveniente dal relitto di Torre Murtas, l'imbarcazione affondata a fine Ottocento.