Da un maxicartellone all'altro. Il sovrintendente Galletti: «E la via per restaurare». Adriano La Regina: «No, è solo un pretesto per gli spot» LA PROPOSTA Ideare tre fasce di pubblicità secondo il valore del monumento: senza réclame, col logo dello sponsor e a spot pieno L'obelisco, sottoposto a verifiche statiche, pronto per essere incartato dagli sponsor Dopo oltre un anno di lavori stanno per essere tolti i ponteggi che ricoprivano la chiesa alle spalle del monumento Quello dì piazza del Popolo è nascosto ormai da molti mesi e anche quello che sì trova in Laterano può subire la stessa sorte «Boh, a me non sembrava pericolante...». Nando, che vende ammennicoli da chissà quanti anni in cima a Trinità dei Monti, guarda il ponteggio che lentamente e con il solito fragore di ferro sta per completare la nuova impalcatura che sovrasta la città, quella che chiude come in una morsa destinata a restare lì a lungo l'obelisco Sallustiano. Ma Nando probabilmente fa parte del romano scettico. E non prende troppo a cuore quello che presso le sovrintendenze ai monumenti assume il nome di «programma di monitoraggio e di restauro degli obelischi di Roma». Sul Sallustiano c'è uno studio preparatorio effettuato dalla Facoltà di Architettura. E come per gli altri obelischi impacchettati, la sovrintendenza di stato ha stabilito un periodo d'intervento che come minimo è di sei mesi e massimo di un anno. Guarda caso più o meno quanto i contratti pubblicitari. Obelischi impacchettati a Roma, sembra ormai un'epidemia. Dopo l'alto Flaminio di Piazza del Popolo, incapsulato da mesi dentro un ponteggio «pubblicitario» che lo copre per intero nei suoi 24 metri di altezza più base, è scattato un paio di mesi fa l'occultamento di quello ancor più alto (32 metri) al Laterano, il Lateranense. E ora come in un colpo da copione, ecco scattare ì'impacchettamento dell'obelisco di Trinità dei Monti (con i suoi 13,91 metri più basamento). Alle spalle dell'obelisco intorno a cui ferve il ponteggio c'è il cantiere di restauro della chiesa di Trinità dei Monti: gli operai, dopo aver tolto quell'enorme pubblicità che ha campeggiato sul ponteggio per oltre un anno e che si vedeva in pratica dalla sponda opposta del Tevere, stanno ora smantellando l'impalcatura. Secondo le regole stabilite finora dalle Sovrintendenze, di stato e comunale (non più di un monumento coperto da sponsor nella stessa situazione), si sta dunque preparando il ricambio, col passaggio di consegne da una pubblicità a un'altra. Tra poco la città si sveglierà e troverà un altro maxitelone che la sovrasta dall'alto della scalinata tra le più celebri del mondo. Stavolta sull'obelisco. Un nuovo caso di presenza insostituibile, dunque, quasi una forma moderna di «damnatio memoriae». «Più semplicemente è questo il modo con cui oggi possiamo restaurare beni come gli obelischi - risponde il Sovrintendente di stato ai monumenti Maurizio Galletti -. Il quadro in cui oggi concepiamo i nostri interventi è così definito: i beni di cui è previsto un uso e un utilizzo pubblico devono avere una priorità di finanziamento. I cosiddetti monumenti, dunque anche gli obelischi, appartengono a una categoria negletta. Se non intervengono mecenati il soggetto pubblico è obbligato a dare priorità ad altro...». Via libera dunque agli interventi a «costo zero», dove chi provvede al lavoro si finanzia totalmente con la pubblicità. Alle Sovrintendenze resta un ruolo quasi notarile. «Ma è il Codice dei beni culturali, quello in vigore, a prevederlo - aggiunge Marchetti -. È evidente che sul fronte del decoro urbano manca allora una normativa più precisa, che va oltre le regole stabilite con la sovrintendenza comunale e neùa commissione tecnica che volendo ha poteri di veto. Ma quando farli scattare? Quali monumenti mettere al riparo?». Galletti chiama in causa il nuovo ministro (Rutelli). Chiede apertamente di mettere nero su bianco quanto era stato ventilato col ministro precedente (Buttiglione): ideare rispetto alla pubblicità almeno tre fasce di monumenti, tra esenti del tutto, con pubblicità molto soft (ad esempio solo il logo degli sponsor) o con vera e propria pubblicità. Già, ma chi decide? «Sono d'accordo - commenta il professor Eugenio La Rocca, della sovrintendenza comunale -. Occorre una definizione. Per esempio bisogna stabilire una volta per tutte che su monumenti come il Colosseo, la Fontana dei Fiumi o il Marc'Aurelio, tre esempi tra i tanti, non si deve mettere pubblicità».
Trinità dei Monti, 14 metri di pubblicità
Il sovrintendente di stato ai monumenti Maurizio Galletti ha affermato che gli obelischi di Roma, come quello di Trinità dei Monti, devono essere restaurati e che la sovrintendenza di stato ha stabilito un periodo di intervento di sei mesi a un anno. Galletti ha anche affermato che i beni culturali, come gli obelischi, devono avere priorità di finanziamento e che la pubblicità può essere utilizzata per finanziare gli interventi di restauro. Il professor Eugenio La Rocca ha commentato che occorre una definizione per stabilire che su monumenti come il Colosseo o la Fontana dei Fiumi non si deve mettere pubblicità.
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