Lo storico sovrintendente archeologico dì Roma, Adriano La Regina, il famoso «signornò» noto per le sue impuntature sul fronte della tutela dei beni, ricorda che c'è un bene spesso trascurato e vilipeso, il paesaggio. «I cittadini hanno il più sacrosanto diritto a poterne usufruire liberamente, senza essere colpiti e annientati da questo scatenamento di spot pubblicitari contro il paesaggio, un'invadenza sempre più ossessionante che ha un solo risultato: lo scempio». Professor La Regina, gli obelischi impacchettati fanno parte di un programma di monitoraggio e di eventuale restauro... «Ma non prendiamoci in giro. I restauri sono solo un pretesto per poter affiggere pubblicità. Sono un oscuramento che è un vero e proprio abuso...». La Sovrintendenza di stato ai monumenti dice di aver fatto precedere questo intervento da studiosi della materia, citano per l'obelisco di Trinità dei Monti la Facoltà di architettura. «Quello che fa la facoltà di architettura non m'interessa. Conosco bene gli obelischi. E la cosa che so meglio è che questi monumenti vanno lasciati in pace. Trent'anni fa, per responsabilità dello stesso ufficio che procede ora, li hanno rovinati. Li sottoposero a sabbiature, eliminarono la lucidatura, col risultato di rendere la superficie di granito più attaccabile». Ma lei cosa farebbe per verificarne lo stato? «La cosa più semplice; prenderei un braccio mobile e in pochi giorni farei il check up del monumento. Ma quali restauri e restauri! Gli obelischi hanno superato il collaudo del tempo, mai subito rischi sismici, tutt'al più possono correre rischi con i fulmini. Certo, oscurarli per un anno è l'ideale invece per un disegno finalizzato a un uso privato di un bene pubblico. Col risultato di privare la città e chi la visita del suo paesaggio. I pontefici li avevano messi lì per una prospettiva focale, non per fare la reclame a qualche prodotto...».