Undici marzo 1944: due grappoli di bombe piombano sulla Chiesa degli Eremitani, a Padova. Viene centrata la Cappella Ovetari, con gli affreschi di Andrea Mantegna. I capolavori di quella che è considerata la Cappella Sistina dell'Italia settentrionale sono quasi polverizzati. Resta, tra le macerie, un cumulo di calcinacci di pitture sbriciolate: oltre ottantamila frammenti, quasi tutti non più grandi di un francobollo. Nel dopoguerra, un tentativo di restauro è presto interrotto. Quelle opere d'arte sembrano perdute per sempre. Ora, 59 anni dopo, l'annuncio: gli affreschi possono rinascere, sia pure solo virtualmente, grazie all'information technology e alle conoscenze matematiche applicate al trattamento delle immagini digitali. Uno speciale software permette infatti di scoprire dove e come va collocato e orientato ognuno degli innumerevoli frammenti necessari a ricomporre le scene del Mantegna. Il sistema è stato ideato da un'equipe del Dipartimento di fisica dell'Università di Padova. Con una tecnica analoga sono stati ricollocati virtualmente 30mila dei 120mila frammenti della vela di Cimabue, nella Basilica Superiore di San Francesco d'Assisi, crollata nel terremoto del 1997 (circa questo restauro, ogni decisione è rimandata a novembre). Gli esperti di Padova si sono trovati davanti a un'«esplosione combinatoria» (tecnicamente si chiama così). I frammenti degli affreschi del Mantegna sono infatti tanto piccoli che ognuno di essi potrebbe essere sistemato in dieci milioni di combinazioni diverse, spiega il professor Domenico Toniolo. Qui l'anastilosi, cioè la ricomposizione di un'opera d'arte con i pezzi originali, è soltanto virtuale, ma un'equipe di 35 studenti, che si avvicendano ininterrottamente davanti a dodici calcolatori, ha reso possibile un riassemblaggio altrimenti impraticabile. Senza la ricostruzione virtuale, un restauro tradizionale sarebbe compiuto alla cieca. Inoltre, le infinite manipolazioni dovute ai vani, ripetuti tentativi di rimettere i frammenti al posto giusto, li danneggerebbero ulteriormente, osserva Toniolo. Il finanziamento ammonta a 5OOmila euro, di cui 15Omila finora disponibili. Il restauro virtuale terminerà nel 2004. Poi si deciderà su un possibile restauro reale. Si lavora sulle sole foto esistenti degli affreschi, quelle realizzate nel 1920 dalla Fratelli Alinari, che sono in bianco e nero. Sulle scene, di circa dieci metri quadrati ciascuna, viene fatto passare ogni frammento. L'anastilosi informatica, diversamente da quella reale, procede tenendo presente non la forma, cioè il contorno del frammento, ma il suo contenuto di informazione grafica. Cioè l'immagine che contiene. Grande alleata è la potenza di calcolo, ma un ruolo decisivo giocano le tecniche matematiche. In particolare le «Armoniche circolari» che riferiscono Toniolo e Fornasier tra le altre proprietà hanno quella di «tenere memoria» dell'orientamento di un pezzo. Che cosa fa il computer? Prende il contenuto di immagine che è su ogni frammento e lo confronta istantaneamente con quelli della fotografia dell'affresco, «in tutte le posizioni possibili». In base al grado di somiglianza, si costruisce così una mappa. E, se in un punto la corrispondenza è massima, quella è molto probabilmente la posizione che il frammento aveva originariamente nell'affresco. Information technology e matematica fanno tutto loro? No, dice Toniolo. In certi casi, il computer, per un frammento, finisce per scegliere una decina di posizioni possibili, dopo averne scartate in pochi secondi dieci milioni. Spetterà all'operatore umano decidere dopo un'analisi "visiva" qual è la posizione più vicina all'originale. Solo lui è in grado di riconoscere, a occhio, se il contesto in cui s'inserisce il frammento indicato dall'elaboratore è quello giusto. L'anastilosì informatica è stata illustrata ieri al ministero dei Beni culturali. Il sottosegretario Nicola Bono ha elogiato questa impresa di enorme complessità: «È d'obbligo valutare attentamente l'effettivo vantaggio dei nuovi metodi». E ha sottolineato che in questo modo l'Italia consolida il suo primato intemazionale nel restauro dei beni artistici.