Viaggio tra le sculture realizzate per decoro urbano, non senza polemiche. Stamane si inaugura in piazza Sant'Ambrogio il ricordo ai Caduti di Valentini UNA macchia giallo sole nel traffico di Piazza Amendola. Da un paio di settimane, la "Danza" di Gianfranco Pardi (1933) fa colpo su passanti e automobilisti, grazie a una donazione della società Farma Factoring- che ha sede dietro l'angolo, al n. 5 di via Domenichino. «Abbiamo una piccola collezione e siamo legati da tempo ad artisti milanesi come Pomodoro, Baj, Tadini, Pardi -spiega il direttore generale Antonio Iantosca - L'anno scorso, per festeggiare il nostro ventennale, abbiamo pensato di fare un regalo dinamico e 'su misura' alla città». Finora, la "Danza" ha suscitato curiosità, qualche borbottio, nessuna levata di scudi. «Mi aspetto sempre delle perplessità - dice Pardi (che espone alla Fondazione Marconi un ciclo di opere del '67'69) -A Milano c'è una strana mentalità di sospetto nei confronti del contemporaneo. Sono abbastanza vecchio da ricordare la mezza rivoluzione per La Rinascente: si parlò di oltraggio a Piazza Duomo, le polemiche furono anche più feroci di quelle del '90 per il monumento a Pertini di Aldo Rossi». Un'opera quasi linciata, che tuttavia concludeva una stagione di fervori decorativi (nel segno di TognoliPillitteri): "Disco" di Pomodoro in Piazza Meda, 1980; "Gesto per la libertà" di Ramous in Conciliazione e "Monumento al Carabiniere" di Minguzzi in piazza Diaz, 1981; "Monumento alla Guardia di Finanza" di Sassu in piazza Tricolore, "Dedalo" di Cascella e "La cometa di Halley" di Mo a Linate, 1985. E oggi? Calma piatta. Dopo il contestato, disneyano "Ago e filo" (2000) di Oldenburg Van Bruggenin a Cadorna, e il flop faraonico dell' "Alba di Luce" di Ian Ritchie alla Stazione Centrale («una branda», la bollò Tadini, costata 2 milioni di euro: uno per produrla nel '01, l'altro per smontarla l'anno dopo, con spese a carico dall'Aem e altri sponsor), nel 2002 il Comune aveva lanciato il progetto Otto Porte per Milano, affidando all'arte contemporanea la riqualificazione di altrettante piazze; a coordinarlo, Marco Romano, insieme agli assessori alla Cultura e Urbanistica, Emilio Tadini, Arnaldo Pomodoro, Carlo Castellaneta, Flavio Caroli e Giorgio Forattini. Il naufragio di quel piano, "accantonato" per mancanza di capitali privati, è sintomatico dell'assenza di strategie su questo fronte. «È vero, un progetto collettivo qui non c'è, ci sarebbe bisogno di sinergie pubblico-privato di ampio respiro. Anche per intervenire di più nelle periferie», dichiara l'assessore alla Cultura Zecchi. Mentre la Provincia preannuncia un concorso internazionale per una scultura da collocarsi davanti alla Casa delle Culture del Mondo, in realizzazione al Gallaratese. Nel frattempo, tocca consolarsi con le sole sculture riuscite ultimamente a conquistare il placet della Commissione Monumenti (presieduta dal vicesindaco De Corato, cui in qualità di assessore all'arredo urbano spetta anche il vaglio dell'arte pubblica, insieme a "membri interni ed esterni del Comune ed esperti pubblici e privati ", i cui nominativi sono omessi per "ragioni di privacy"): il monumento in bronzo patinato ai caduti della Divisione Vicenza (campagna di Russia) di Walter Valentini donato da Lillo Mangano, che s'inaugura oggi in Piazza Sant'Ambrogio, vicino al Sacrario dei Caduti di Muzio e la statua di Montanelli inaugurata in aprile ai Giardini Pubblici. Opere che, insieme al "restyling" della lapide a Pinelli in Piazza Fontana, fanno sorgere qualche dubbio su quale tipo di memoria (monumento deriva dal latino monere, ricordare) il Comune abbia deciso di promuovere.