Il commissario prefettizio ha nuovamente sollecitato la salvaguardia della zona Spinazzola. Il commissario prefettizio Mariannina Milano ha scritto in data 23 maggio al presidente della Regione, al soprintendente per i beni archeologici della Puglia di Taranto, a quello per i beni ambientali per la Puglia di Bari e al Ministero per i beni e le attività culturali, direzione generale per i beni archeologici di Roma, per richiedere che non siano realizzate discariche in località «Grottelline». Un atto perfezionato dalle relazioni fornite in copia dalla soprintendenza che, da anni, ha indicato l'area delle «Grottelline», oltre che sito archeologico di enorme rilevanza storico-scientifico, «sito unico in Puglia» anche di interesse ambientale e paesaggistico. La documentazione allegata alla missiva della dott.ssa Milano è, a tutt'oggi, introvabile a Palazzo di Città. Sulle «Grottelline», lembo di territorio a confine con la città di Poggiorsini, pende l'autorizzazione già concessa dalla Regione di una discarica per rifiuti solidi urbani del bacino Ba4, oltre ad una richiesta di autorizzazione all'insediamento di altra discarica per rifiuti speciali non pericolosi, concessione e richiesta avanzata dalla ditta Tradeco di Altamura. Questo in sintesi il documento del Commissario Prefettizio: «questa Amministrazione straordinaria ha acquisito recentemente la documentazione dalla quale risulta che nell'ambito del territorio di questo Comune è stata effettuata la scoperta di resti archeologici di estrema rilevanza, secondo quanto documentato anche l'Università di Pisa, che ha effettuato una campagna di scavi. La corrispondenza intercorsa tra le precedenti Amministrazioni e la Sovrintendenza, pone in rilievo che l'area in argomento, interessata da un insediamento databile al più antico neolitico a ceramica impressa, costituisce per questo Comune, così come per tutto il territorio, posto tra l'altro nelle immediate vicinanze del Parco Nazionale dell'Alta Murgia». Prosegue la dott.ssa Milano: «per la salvaguardia di tale bene la predetta Soprintendenza ha avviato formale procedimento di tutela che comporterà, secondo quanto comunicato, l'apposizione del vincolo archeologico. A fronte di tale situazione si deve segnalare che il piano di smaltimento dei rifiuti in questa Regione comprende tra l'altro l'individuazione di un sito in questo territorio comunale, la cui allocazione è prevista proprio nelle immediate vicinanze della predetta zona di interesse archeologico. Tale sostanziale coincidenza di siti, data l'estrema rilevanza dei ritrovamenti, non può non comportare un'inevitabile danno per tutto il territorio, poiché l'attivazione della discarica, programmata, come è importante evidenziare, in un periodo antecedente ai ritrovamenti, verrebbe inevitabilmente e definitivamente a compromettere una grande opportunità di sviluppo. Ciò premesso questa Amministrazione straordinaria non può non fare a meno di porre all'attenzione quanto verificatosi, affinché l'Ente Regionale effettui una nuova valutazione sull'opportunità di realizzare la programmata discarica in altro sito, anche nell'ambito dello stesso territorio comunale». La Regione e tutti gli Enti chiamati al ruolo di salvaguardia non possono non tener conto di quanto sopravvenuto. Resta incomprensibile il perché l'amministrazione guidata dal sindaco Savino Saraceno non si sia adoperata allo stesso scopo con la documentazione inviata dalla Soprintendenza che qui riportiamo in ordine cronologico: «Giugno 2003 relazione inviata all'attenzione del sindaco Savino Saraceno, agosto 2005 relazione di tre pagine al presidente della seconda commissione Consiliare, Livia Di Giulio, dicembre 2005 assessori all'ambiente ed all'urbanistica, Giuseppe Di Noia e Sebastiano De Sario». Atti pubblici non tutti rinvenuti nel Palazzo di Città, ma soprattutto non ritenuti rilevanti tanto da adire ad ogni migliore forma di salvaguardia del patrimonio archeologico, storico-scientifico, ambientale e paesaggistico della città.