Il futuro degli affreschi di Andrea Mantegna nella chiesa degli Eremitani di Padova non è più soltanto un punto interrogativo. O meglio, gli interrogativi restano ma i primi risultati del «Progetto Mantegna», presentati ufficialmente ieri a Roma, hanno dimostrato che il restauro potrebbe essere realizzabile. Magari ricollocando i frammenti nella Cappella Ovetari («la Cappella Sistina del Rinascimento padano» che tanto aveva affascinato Goethe) su una copia degli affreschi o magari disponendoli «nell'ambito di uno specifico percorso museale». Ora tutto passa nelle mani del ministero per i Beni e le attività culturali che dovrà decidere sulla fattibilità o non fattibilità del recupero. Ma forse tutto è anche nelle mani di Padova e dei padovani visto che questo «Progetto» era in qualche modo dovuto a una cittadinanza «che come ha ricordato ieri la soprintendente ai beni artistici del Veneto, Anna Maria Spiazzi ha dimostrato di non voler rinunciare tanto facilmente a quegli affreschi». Tanto che, sempre secondo la Spiazzi, persino la ricollocazione di un piccolissimo frammento rappresenta comunque un successo. «Avevo dodici anni. A quel tempo la piazza degli Eremitani era normalmente adibita a stazione di partenza delle corriere per il contado. Il bombardamento, che aveva come obiettivo il comando tedesco, ebbe luogo subito dopo il suono acuto del campanello che ordinava la partenza delle corriere. Nel bombardamento morì un fedele che si era attardato a pregare in chiesa. Il giorno seguente, il vescovo di Padova invitò noi studenti, invece di andare a scuola, ad aiutare nella raccolta dei frammenti tra le macerie nella piazza. Noi del ginnasio Tito Livio accorremmo numerosi e riempimmo parecchi sacchi di juta con pezzi quasi tutti di piccole proporzioni. La nostra ricompensa? Un panino imbottito con la cotognata». Nelle parole di un testimone di allora, l'avvocato Riccardo Della Vedova, c'è l'inizio della lunga odissea della Cappella Ovetari. Era l'11 marzo 1944 e quel disgraziato evento distruggerà buona parte degli affreschi di Mantegna mentre quel che sopravviverà finirà in centotredici casse di legno oggi conservate nella penombra degli Eremitani. I primi risultati del «Progetto» arrivano dunque a 59 anni dal bombardamento, a due dall'inizio della «ricollocazione virtuale» (un miliardo e duecento milioni di vecchie lire finanziate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo) che dovrebbe concludersi entro il 2004. All'incontro di ieri (con il sottosegretario Nicola Bono, la soprintendente Spiazzi e il presidente della Fondazione Antonio Finotti) erano presenti anche Domenico Toniolo e Massimo Fornasier dell'Istituto di fisica dell'Università di Padova. A loro si deve il programma «in grado di ricollocare i frammenti sugli unici documenti rimasti del ciclo: le immagini in bianco e nero realizzate nel 1920 dai fratelli Alinari», Migliala di frammenti hanno così trovato la loro esatta collocazione (anastilosi virtuale), «grazie a una rete di computer in grado di localizzare in pochi secondi frammenti della dimensione di 3-4 centimetri su superfici di molti metri quadrati». In questo modo, su un totale di 80.735 frammenti, ne sono stati finora collocati 789 del «San Giacomo innanzi a Erode» e 437 della «Andata al martirio di San Giacomo». Rimessi virtualmente al loro posto, i frammenti salvati dimostrano di coprire circa 77 metri quadrati, un 10 per cento circa dell'intera superficie affrescata. In pratica, per un frammento ritrovato ne mancano almeno altri nove. Per qualcuno sembra essere davvero una «missione impossibile» ma non per il professor Giovanni Basile, che era ieri alla presentazione. L'uomo dei restauri impossibili che diventano realtà (dal Giotto degli Scrovegni a quello della Basilica di Assisi) continua a parlare infatti di «una sfida da affrontare perché Mantegna è Mantegna e perché ricostruire anche una piccola parte degli affreschi perduti farebbe conoscere all'estero il grande valore dei restauratori italiani». Dice ancora Basile: «Certo, negli affreschi, sono destinati a rimanere comunque molti "spazi bianchi" ma io resto convinto che bisogna essere ottimisti, che bisogna affrontare questa sfida e che bisogna farlo in fretta». La mostra: dal 4 giugno all'11 marzo 2004 (data di ricorrenza dei 60 anni del bombardamento) una mostra nella Chiesa degli Eremitani di Padova presenterà i risultati finora ottenuti dal «Progetto Mantegna». La mostra illustrerà anche la storia del ciclo di affreschi e della vicenda bellica che ne comportò la distruzione. All'interno dell'esposizione saranno eccezionalmente visibili anche alcuni frammenti originali dell'affresco perduto. Per informazioni: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, telefono 0498761855