I candidati scendono dai manifesti per affrontare la sfida elettorale in campo aperto davanti agli elettori. Dagli slogan ai programmi: i nodi sono edilizia, trasporti, parcheggi, abusivismo. Piaghe storiche di una città cresciuta per troppi anni, dal dopoguerra ad oggi, senza regole, su un territorio smisurato. Credo che pochi romani abbiano una cognizione precisa della città dove vivono: in luoghi insospettati capita di scoprire realtà umane e commerciali iniminaginabili. L'idea di una metropoli con tanti centri punta a trovare una dimensione armonica per spazi che risentono delle asprezze originarie. I manifesti hanno fatto la loro parte in una campagna elettorale che favorisce la personalizzazione. Nomi, soprattutto immagini, foto, per lo più informali, primi piani e mezzi busti con pullover sulle spalle, cercano di orientare le decisioni che i cittadini manifesteranno con la scheda, come si usa dire, nel segreto dell'urna. Una battaglia all'ultima manifesto che, come ha documentato Striscia la notizia, non risparmia centimetri ed opera sulla rapidità della copertura. Una guerra combattuta con un alto tasso di inurbanità e con maggiore disprezzo per il decoro pubblico. La Roma di Votantonio osserva stupita e a volte indignata: colpisce nell' infinita sarabanda dei messaggi politico pubblicitari la scarsa presenza di donne. Qualche nome, XVIII municipio per esempio, suggerisce una scelta al femminile, ma è raro. Evidentemente la mamma, l'impiegata, la professoressa custodiscono il tessuto sociale ma si sentono escluse da una tenzone tutta maschile, un'arrampicata politica che le è, per storia e vocazione, fondamentalmente estranea. Veltroni, come documento l'instant book Roma Futura di Carmine Fotia, lavora su una dimensione di città più aderente ai bisogni di donne e uomini. L'opposizione della Casa delle Libertà con qualche venatura populista resta sospesa nell'astrattezza degli impegni-promessa. Questa città laboratorio ha bisogno di maggiore partecipazione femminile, indispensabili, a mio parere, regole rigide: perfino il presidente Prodi, un po' allergico, si è dichiarato favorevole alle controverse quote rosa. Non basta, ad un elettorato che supera il 50 per cento, la prospettiva consolazione di candidarsi: occorre la certezza dei numeri per le elette e soprattutto un più giusto equilibrio nella formazione delle classi dirigenti. Mentre la politica assalta ogni spazio di affissione, la pubblicità con maggiore cinismo si appropria peifino dei monumenti. Chiese e statue vengono fasciate da chilometri di teloni della sponsorizzazione. E' il caso di Leonardo, il bronzeo colosso di Peikov, che sarà occultato almeno per un anno, allo scopo, è vero, di favorirne un meritorio restauro ma con il reale obiettivo di trasformare quell'opera d'arte in un totem pubblicitario. Parlo dell'operazione lancio del film il Codice da Vinci, che con l'immagine della Gioconda aveva già aggredito la Chiesa di San Pantaleo. Interventi che non suggeriscono sentimenti di gratitudine al cittadino ma piuttosto di indignazione. Tutto questo, dice Adriano La Regina, serve solo a mettere «bellamente a frutto (parole testuali) un bene di interesse pubblico per interessi particolari, come avviene ormai impunemente per tutta Roma». Sfregio pubblicitario: come impedirlo. La parola ora al neoministro ed ex sindaco Francesco Rutelli.