Valéry ha osservato che la pittura e la scultura sono orfane perché è morta la «madre, l'architettura» che «dava loro il luogo e il limite». Nel nostro tempo, la ripresa del dialogo tra arte e architettura, come suggeriscono numerosi indizi, avviene nel nome dell'arte pubblica, di cui uno storico, quale Joseph Rykwert, negli ultimi decenni del Novecento, lamentandone il declino, ha evidenziato, al tempo stesso, il preoccupante deperimento della qualità architettonica della città. L'esigenza di una «nuova arte pubblica» è, così, un disegno complesso che privilegia i valori dell'abitare, intesi come l'aver cura del luogo e, insieme, come apertura alle infinite esperienze che lo segnano. In questa prospettiva si è mossa, credo, l'Università di Salerno quando ha affidato a Ettore Sottsass, che ha subito coinvolto Enzo Cucchi, la sistemazione dello spazio tra gli edifici del Rettorato e dell'Aula Magna nel Campus di Fisciano, un centro della Valle dell'Imo a pochi chilometri dalla città capoluogo. Così, Sottsass, simbolo stesso delle traiettorie del «nuovo design», e Cucchi, stella della Transavanguardia, hanno risposto alla domanda progettuale lavorando all'idea del chiostro come luogo di raccoglimento di riflessione. Del resto, Cucchi, alla fine del secolo scorso, aprendo il suo mondo figurale al sacro, in un intenso dialogo con Mario Botta, ha già messo alla prova, nella Cappella di S. Maria degli Angeli sul monte Tamaro, la possibilità che arte e architettura riprendano, in amicizia, a tessere il filo del loro discorso. Sottsass e Cucchi hanno chiamato «Chiostro della pace» il loro incontro di architettura e di scultura, quasi a suggerire che l'idea della pace accompagna, anche nell'inquietudine dei nostri giorni, il destino stesso dell'Università, in quanto città dei saperi e latitudine delle differenze. Il «Chiostro della pace» non ama eccessi né sfarzo. Così, quasi a favorire la concentrazione, facendo tacere, magari solo per un attimo, il rumore del mondo, il chiostro è di dimensioni ridotte - 21 metri per 30 -, con un giardino e due alberi di ulivo al centro. Intorno a queste figure - il chiostro, il giardino, 1' albero di ulivo, l'acqua, le materie colorate - si compie il periplo di Sottsass e Cucchi nel dare forma ai loro pensieri sulla meditazione e sulla bellezza, sulla natura e sulla pace. Il «Chiostro della pace», sollevato appena da terra con un basamento di ardesia nera, è, insieme, architettura e scultura perché la scultura non si limita a decorare l'architettura né l'architettura è spazio neutro modellato per accogliere le quattro fontane di Cucchi in terracotta, sistemate alle aperture dei muretti bassi in ceramica bianca. In un felice colloquio con le sculture di Cucchi Sottsass, per la copertura dei percorsi ha adoperato materiali ceramici colorati che, a loro volta, dialogano con la pietra bianca, grigia, nera e blu dei pilastri su cui poggia il tetto: «materie tenere», il cotto e la pietra, proprie delle culture del Mediterraneo. L'architettura è, così, per Sottsass, un «rito che si compie per rendere reale uno spazio» che è tale quando custodisce la sua «storia, la sua origine, il suo essere, il suo divenire». Intanto, il popolo dell'Università, accogliendo l'invito, ha preso dimora nel «Chiostro della pace», alla cui progettazione ha lavorato anche Marco Palmieri, ancora prima dell'inaugurazione di domani.