II "Codice" restaura Leonardo "È un insulto" "No, si risparmia" LEONARDO ingabbiato dalla pubblicità del "Codice da Vinci". Dopo la chiesa di San Pantaleo e la Bocca della Verità adesso a far discutere è la statua in bronzo del grande Leonardo chiusa fra quattro teli-reclame del film, tratto dal libro di Dan Brown, che scardina le dottrine cristiane. Al posto della scultura alta nove metri, che dal 1960 ha dominato l'aeroporto, fra la torre di controllo e la rampa di accesso al terminal degli arrivi internazionali campeggia, da settimane, un cubo gigante con le locandine della pellicola su ogni lato. Una gabbia che resterà lì almeno fino al prossimo aprile, fino a quando cioè non sarà ultimato il restauro della scultura pagato dalla Sony Pictures Releasing Italia, società che pubblicizza il film di Ron Howard. Stavolta ad accendere la miccia non è l'irritazione della chiesa, ma l'indignazione di passeggeri e lavoratori dell'aeroporto di Fiumicino. «E' uno schifo - dice Stefano Cruciarli, barista dello scalo romano da 23 anni - la statua di Leonardo ricoperta da quello scempio, con una finalità peraltro infima, ossia la sponsorizzazione di un film. In pratica gli sponsor della pellicola si sono comprati l'arte e noi tutti zitti, permettiamo che succedano queste cose. L'arte non può essere venduta al miglior offerente come se fosse un prodotto del supermercato. Devo confessare che arrivare qui in aeroporto e trovare quel gigantesco cubo di reclame al posto della statua mi fa un certo effetto, meglio le impalcature». «La finalità del restauro è squallida rincara la dose Tiziana Santalucia, commessa di un negozio dello scalo di Fiumicino -quello che interessa ai produttori è fare incassi su incassi, non vogliono certo il bene della statua di Leonardo. Qualcuno dovrebbe opporsi a questa mercificazione dell'arte e far smontare tutti i teli. Ma purtroppo quando ci sono in ballo grandi interessi economici nessuno prende posizioni». Di tutt'altro avviso Elfio Del Monaco, dipendente dell'Alitalia: «Trovo che sia una buona iniziativa donare parte degli introiti del film perii restauro della scultura. Ben vengano progetti di questo tipo: al posto degli sponsor del film avrebbe dovuto farlo lo Stato, tassando naturalmente noi cittadini. In questo modo invece sopportiamo la pubblicità, ma alla fine avremo un'opera artistica rimessa a nuovo e valorizzata». A fine aprile rl'"incidfinte diplomatico" tra il vicariato di Roma e il ministero dell'Interno, nato in occasione dell'inizio dei lavori di restauro della facciata della chiesa di San Pantaleo, si concluse con un drappo nero calato sul manifesto coivolto della Gioconda, issato sull'edificio sacro, con l'autorizzazione della concessionaria pubblicitaria ma senza il beneplacito del vicariato. Stavolta, anche se in molti non si rassegnano, il nulla osta degli sponsor è regolare.
Dopo San Pantaleo, anche la statua di Fiumicino oscurata dalla pubblicità del film.
L'aeroporto di Fiumicino è stato colpito da una controversia legata alla statua in bronzo di Leonardo da Vinci, chiusa fra quattro teli-reclame del film "Il Codice" di Dan Brown. La scultura, alta nove metri, è stata sostituita da un cubo gigante con le locandine del film. I passeggeri e i lavoratori dell'aeroporto sono indignati e considerano la situazione "un insulto" alla statua. Alcuni hanno anche espresso la preoccupazione che l'arte non possa essere venduta al miglior offerente come se fosse un prodotto del supermercato. Il restauro della scultura è stato pagato dalla Sony Pictures Releasing Italia, società che pubblicizza il film.
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