Dopo l'anteprima alla Stazione Termini. «Iconoclast Game» si è trasferita al Museo Boncompagni Ludovisi, dov:è fruibile fino al 20 giugno. Un viaggio ideale nella storia dell' arte dai bizantini ai nostri giorni, elaborato in forma ludica da Lorenzo Pizzanelli e Fariba Ferdosi. Nella società dell'immagine, che diventa sempre più massificata, gli artisti hanno pensato di riscattarla con l'aiuto della tecnologia. Un modo divertente e interattivo di coinvolgere il pubblico nella scoperta dei massimi capolavori dell'arte occidentale. «Iconoclast game» è un'opera d'arte elaborata in forma di videogioco e, sottolineano i curatori, la «prima opera-videogioco della storia dell'arte occidentale». L'opera, tra l'installazione e il videogame, è composta da una pedana sensibile che funziona come la tastiera di un computer. Premendo con il piede i pulsanti, il visitatore fa partire il gioco. Sul monitor compare l'immagine di Marcel Duchamp e del suo alter-ego femminile Rose Sélavy, con cui si può scegliere d'identificarsì. Il personaggio è un simbolo di avanguardia e anticonformismo. «Il primo», dice Pizzanelli, «ad aver lavorato sulla cartolina illustrata e sull'idea che l'arte sia tutta nella testa». Accanto a lui Marinetti, che parlava già di «Fu-turismo» e considerava i musei «cimiteri delle opere d'arte». Nel cosmo Duchamp è rapito dalla Morte, precipita sulla terra e si ritrova in un tempio. La sua missione è schivare la folla di turisti che si accalcano davanti alle opere, impedendogli di osservarle con attenzione. Una critica allo sfruttamento commerciale dell'arte, come nella scena in cui la Torre di Pisa si trasforma in gadget. La sfida è eliminare tutti gli ostacoli, superando dodici livelli di difficoltà per liberare i capolavori e riportarli nella sfera immateriale del pensiero. Un percorso affascinante dal mosaico ravennate di Sant' Apollinare in Classe alla «Gioconda» leonardesca, riletta in chiave ironica da Duchamp. L'iconoclastia, a partire da Mosè, si sviluppa parallelamente al culto delle immagini sacre. Oggi, a rappresentare il «vello d'oro» è il consumo sfrenato di mercé visiva, oggetto di un'apoteosi profana. Il linguaggio semplice della tecnologia stimola le persone a riscoprire 0 valore autentico dell'arte. Come il catalogo che ha una sezione per gli adesivi delle opere raffigurate, acquisibili dal sito www.iconoclastgame.it. Una volta stampati, si possono attaccare sull'album o nello spazio urbano, ricucendo lo strappo tra arte e vita. «Iconoclast game» è piaciuto anche all'estero. A Mosca ha riscosso un successo al di là di ogni previsione. L'opera, dopo la tappa romana, sarà protagonista di una mostra itinerante in Cina, che inizierà a Shangai e terminerà al «Millennium» di Pechino.