CULTURA A MILANO di Silvia Dell'Orso candidata nella Lista Ferrante per il Consiglio comunale alle prossime elezioni amministrative di Milano (28-29 maggio 2006) Una città culturalmente più viva è garanzia di qualità della vita Milano città distratta, intrappolata nei suoi ritmi frenetici e sempre più difficile da vivere. Per risvegliare questa città, renderla più vivibile, più bella, più amata e dunque anche per garantirle un futuro è necessario investire anche nella cultura, elaborando politiche che sappiano a un tempo far leva sul passato e sul presente, sul patrimonio storico e sulla cultura della contemporaneità. Perché investire nella cultura? Perché una città con un'offerta culturale ricca e variegata genera un indotto turistico che avrà benefici effetti di ricaduta (alberghi, ristoranti, negozi, ecc.) su tutta la comunità. Perché la cultura offre opportunità di utilizzo intelligente del tempo libero. Perché le risorse culturali possono essere utilizzate efficacemente per lo sviluppo urbano e della comunità. Perché un progetto culturale prestigioso può essere simbolo di rinascita, di rinnovata fiducia e dinamismo. Che funzioni svolge la cultura? Una funzione sociale, innanzitutto: la cultura è comunicazione, occasione di confronto e socializzazione; favorisce l'integrazione e la conoscenza di realtà diverse; educa i giovani alla tolleranza e alla convivenza attraverso la sua funzione aggregante (la musica, la danza, il teatro, ecc. sono riti collettivi). Ma la cultura ha anche una valenza fortemente simbolica, quindi un'amministrazione pubblica deve impegnarsi per farla diventare uno dei bisogni primari dei cittadini, restituendo loro l'orgoglio del proprio patrimonio culturale. La cultura ha una funzione economica. Ma è anche vero che il patrimonio non è un "prodotto" pronto, in grado di suscitare da solo una domanda: è necessario valorizzarlo, promuoverlo. Il patrimonio è come una rete di telecomunicazioni: rende poco se non si offrono servizi e contenuti. Quindi sono le politiche culturali che generano la domanda aggiuntiva e per elaborare buone politiche culturali servono investimenti. Milano spende l'1,2 del bilancio comunale in attività culturali. Fa effetto paragonare questo dato all'11,2 di Ferrara, al 10 di Mantova, ma anche al 4,3 di Firenze, al 3,7 di Roma e al 3 di Torino. Siamo il fanalino di coda! E infine ha una funzione ricreativa che deve indurre a un ripensamento e a una razionalizzazione dell'offerta di spettacoli e intrattenimenti, consentendo una migliore e più diffusa fruizione da parte di chi vive in città o vi si trovi di passaggio. Un'esperienza come la " Notte Bianca", nonostante il discreto successo di pubblico, andrebbe ripensata sull'esempio di Roma che l'ha lanciata, con una maggiore cura alla qualità delle proposte culturali, una maggiore sinergia tra i diversi soggetti che operano nella città e un maggiore coinvolgimento anche dei quartieri periferici. Quali sono i bisogni fondamentali di Milano? Milano deve rimettersi al passo con le altre città di cultura europee, attraverso interventi che non possono più avere carattere di occasionalità, ma diventare momento di progettualità sul territorio. Proprio per far sì che la cultura non si riduca a una definizione puramente estetica ( non è solo "arte"), è necessario che le politiche culturali siano coordinate con altri settori della progettazione e dello sviluppo locale (organizzazione comunale; scuola e formazione; urbanistica e demanio; decentramento; parchi e giardini; viabilità e trasporti; servizi sociali; sicurezza; turismo e tempo libero; finanza pubblica; comunicazione). Il primo step dovrà essere: "interagire", costruire una strategia pubblica complessiva fondata su una maggiore interazione tra Comune, Provincia e Regione. Quali sono le priorità da individuare? Veniamo da un decennio di progettualità intensa, ma rimasta pressoché tutta sulla carta. Basta con la politica dei grandi annunci; scegliamo invece la strada di politiche culturali che sappiano trovare finalmente un giusto equilibrio tra produzione e consumo, tra attività "effimere" e servizi "permanenti", nel senso che se non ci si impegna a investire sugli spazi per la musica, i musei, le biblioteche, i centri culturali, non si sarà in grado neppure di offrire attività "effimere" di qualità. Al di là di singoli progetti piccoli o grandi sui quali naturalmente si dovrà puntare (Città delle culture all'ex Ansaldo; Museo del '900 all'Arengario; Museo d'arte contemporanea; razionalizzazione del Castello Sforzesco e di Palazzo Reale, Museo del Futurismo o Centro studi sul Futurismo, etc, etc.), Milano ha bisogno della partecipazione dei cittadini, ha bisogno di essere riscoperta a partire dai quartieri e dalle zone. Questa è una città che ci è cambiata sotto il naso, ma senza un progetto unitario, senza una strategia e noi oggi scontiamo questa miopia nella disaggregazione e disarticolazione che caratterizzano Milano. Come far diventare la cultura un fattore di coesione sociale? Ci si deve muovere lungo filoni distinti, ma intercomunicanti: 1) Tutelare il patrimonio locale, fatto di edifici, archivi, foto, memorie orali, promuovendo una nuova politica culturale che sappia affermarsi anche sul terreno della capacità di coltivare la memoria: non in chiave puramente nostalgica, ma come leva motivante per guardare al futuro forti di un passato conosciuto. La "città della memoria", dunque, che sappia valorizzare i temi del lavoro, della Resistenza, della storia dei quartieri: senza scadere nel localismo, ma avendo sempre presente la differenza tra nostalgia e sviluppo, tra memoria e visione, perché sia chiaro che la conservazione della memoria serve allo sviluppo; verso la "città del futuro". 2) Recuperare il tempo perduto nel campo dell'arte contemporanea, a partire da una piena consapevolezza di quanto è stato fatto in questi anni dai privati a fronte della latitanza della pubblica amministrazione. Milano vanta infatti un numero elevatissimo di gallerie molto attive e propositive, di fondazioni interessanti, di associazioni culturali per la promozione dell'arte giovane, di accademie. Il collezionismo è sempre più diffuso e attento, c'è una comunità artistica giovane proveniente da ogni nazione e un'editoria prestigiosa. Manca un Museo di arte contemporanea ed è la pubblica amministrazione a doverlo realizzare, esercitando un ruolo di coordinamento dell'iniziativa privata. 3) Coordinare fra loro i musei milanesi a prescindere dalla loro titolarità (statali, comunali, ecclesiastici, privati, etc.). 4) Riprogrammare le istituzioni culturali perché possano svolgere un ruolo attivo sotto il profilo dell'accessibilità e delle politiche per l'inclusione sociale, enfatizzandone il ruolo di servizio per i cittadini. 5) Revisionare e rilanciare il sistema delle biblioteche rionali, riqualificandole all'interno di un piano d'intervento sulle periferie come centri di aggregazione culturale e allargando a un tempo l'offerta culturale. 6) Prestare maggiore attenzione ai segni e alle richieste spontanee che autogerminano nella città (centri culturali, fondazioni, associazioni, centri sociali, ecc.), affinando la capacità di ascoltare e andare incontro alle esigenze delle categorie meno protette: bambini, anziani e giovani. Chi sono gli attori coinvolti? Tutti i cittadini che vogliono utilizzare in modo intelligente il loro tempo libero; i bambini, i giovani e gli anziani grazie a iniziative mirate; gli operatori del settore che possono trovare occasioni di lavoro e di sperimentazione; gli abitanti delle zone coinvolte nei progetti di decentramento. Ma è necessario coinvolgere le università, tra studenti, ricercatori, docenti: possono svolgere un ruolo molto importante nella programmazione dell'offerta culturale. Che cosa fa la differenza a Milano? Uno dei suoi caratteri distintivi potenzialmente più interessanti è quello di essere una città multicentrica: Bovisa, Bicocca, Lambrate, Genova-Solari, etc. Ognuna di queste aree possiede una sua chiave di lettura e consente davvero di leggere Milano come la "città dei tanti centri", insistendo di volta in volta sull'università, sulla moda, sull'arte, ecc. In quest'ottica andrebbe ripensato anche il turismo culturale a Milano, oggi praticamente inesistente, ma solo per assenza di strategie. ----------------------- Dal Sito: www.comunalimilano2006.itsilviadellorso Elezioni Comunali Milano 2006 Silvia dell'Orso, Candidata al Consiglio comunale di Milano, Lista Ferrante E-Mail: silvia.dellorsofastwebnet.it Io in breve: Vivo e lavoro come giornalista a Milano, città nella quale sono nata (nel 1956), benché la mia famiglia abbia origini abruzzesi. Cosa ho fatto finora nella vita: Dopo la laurea in lettere e il perfezionamento in storia dell'arte mi sono impegnata, come giornalista e saggista, nella divulgazione di tematiche legate alle arti visive e ai beni culturali e ambientali. Sono stata redattrice per le pagine culturali de la Voce di Montanelli, corrispondente da Milano per Il Giornale dell'Arte e titolare di rubriche sull'arte per svariati mensili e settimanali. Attualmente associo all'attività saggistica, consulenze specialistiche e collaborazioni giornalistiche a la Repubblica, L'Espresso, Il Sole 24 ore (inserto domenicale), Gente. Dal '96 sono anche consulente per la comunicazione e i rapporti istituzionali del FaiFondo per l'Ambiente Italiano. Ho partecipato, per il Gruppo giovani dell'Assolombarda, a una ricerca sul tema della sponsorizzazione culturale tradottasi in un libro: Dalla sponsorizzazione all'investimento nella cultura, edito nel 1998. E ho pubblicato, fra l'altro, due libri con Laterza: "Altro che musei. La questione dei beni culturali in Italia" (2002) e "Quale eccellenza? Intervista sulla Normale di Pisa", libro-intervista con Salvatore Settis (2004). Vi spiego perché mi candido: Perché vivere a Milano sta diventando sempre più faticoso e ho voglia di fare qualcosa anch'io per invertire la tendenza. Perché vorrei che la cultura a Milano possa diventare un'esperienza condivisa e partecipata. Vorrei musei aperti e in grado di comunicare, biblioteche accessibili e nelle quali si possa anche bere un caffè (ma non alla macchinetta!), vorrei vedere un'opera alla Scala senza dover prenotare con mesi di anticipo. Ma, soprattutto, vorrei una città consapevole di ciò che possiede e capace di valorizzare l'attività dei tanti (singoli individui, gruppi, associazioni, fondazioni, gallerie. etc) che, nei più svariati ambiti culturali, questa consapevolezza ce l'hanno da tempo e si spendono pur fra mille difficoltà.
Fonte non specificata
22 Maggio 2006
✓ Entità verificate
Elezioni amministrative 2006.CULTURA A MILANO
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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