L'industria del Nord e il settore pubblico del Sud investono in progetti di rilievo Milano L'industria del Nord e il settore pubblico del Sud investono nella buona architettura. Emerge dal bilancio di quello che è successo negli ultimi tre anni in Italia. A quattro giorni dall'assegnazione della medaglia d'oro all'architettura italiana Fulvio Irace, responsabile della divisione architettura in Triennale e membro della giuria internazionale di questo secondo Oscar dell'architettura, fornisce qualche prima anticipazione. Una delle tendenze più eclatanti di questo ultimo triennio è il fatto che l'industria sia ritornata a investire nell'architettura di qualità. Vengono fatti alcuni esempi: le distillerie Nardini e il nuovo stabilimento della Ferrari a Maranello che giovedì riceverà un premio speciale per la committenza. Progetti di aziende del nord Italia che hanno, tra l'altro, in comune il fatto di essere stati progettati da Massimiliano Fuksas. Una menzione d'onore la riceverà il gruppo di elettrodomesti Smeg, per gli uffici progettati da Guido Canali, un'opera giudicata di grande "eleganza e rilievo". Sono a San Girolamo di Guastalla, a Reggio Emilia, una realtà geografica piccolissima. «L'industria del Nord ha scoperto il tema della qualità ambientale. Mentre in questa stessa area geografica le opere pubbliche sono molto latitanti» commenta Irace. Le opere pubbliche sono, invece, una realtà della provincia italiana. Nei piccoli centri della Toscana e del sud Italia sono state fatte piccole, ma significative opere come biblioteche, mediateche, sistemazione di piazze, pedonalizzazione di aree. Uno dei progetti che giovedì riceverà una menzione d'onore molto importante è la sistemazione del lungomare di Palermo curata da Italo Rota e la piccola piazza nel quartiere Gratosoglio a Milano fatta da Cino Zucchi. Un grande sviluppo è stato registrato nel campo dell'edilizia residenziale monofamiliare, soprattutto nel sud e particolarmente in Sicilia. Sono piccole residenze, prime e seconde case. Si tratta generalmente di famiglie che hanno investito per farsi la casa. «Parliamo dì piccole opere in piccoli centri, da Cefalù a Poggibonsi, che dimostrano una certa vitalità del-1 ' architettura locale e che dimostrano anche una grande qualità artigianale». Fa da contraltare la scomparsa del settore pubblico dal campo della edilizia economico popolare. Ci sono pochissimi esempi di investimento pubblico sui quartieri e sulle residenze popolari. Salta agli occhi anche la mancanza di grandi edifici pubblici. Sembra che l'istituzione fatichi a riconoscersi nell'architettura come uno strumento di identità. E' stato invece l'architetto Arata Iso-zaki, uno dei membri internazionali della giuria, ad insistere nel voler assegnare un premio speciale al restauro del grattacielo Pirelli con l'idea che in futuro venga data più attenzione in Italia proprio alla tematica del restauro. E' una realtà del lavoro professionale importante dal punto di vista economico e scientifico. Isozaki, ritiene che il grattacielo Pirelli sia stato un capolavoro dell'architettura italiana e soprattutto un'opera molto innovativa nel contesto internazionale degli anni in cui è nata. «Il fatto che l'Italia sia tornata a restaurare un edificio che Jia avuto una disavventura, in un certo senso è anche una glorificazione di questo passato, ma significa anche uno sprone verso il futuro» spiega Irace. Solo giovedì sapremo chi avrà avuto l'onore dell'oro. «Noi non possiamo pretendere di avere un'oggettività totale commenta Fulvio Irace in qualità di membro di questa giuria internazionale Esprimiamo giudizi e interpretazioni sulla base di una finestra che è quella aperta con questo concorso che fotografa una buona parte della realtà, ma non tutta. E' una finestra campione molto importante. C'è dietro il lavoro di importanti osservatori italiani e stranieri che ci danno il polso della situazione». Intanto tra le note positive e ' è da segnalare anche la nascita di una nouvelle vague dell'architettura domestica. A parte i fuoriclasse conosciuti all'estero come Piano o Fuksas, esiste una classe professionale di quarantenni bravi. Li chiamano "architetti di provincia, regionali", non in senso dispregiativo, ma perché si riallacciano alla tradizione più autentica italiana, quella della scuola di Roma, di Milano, di Venezia. Si tratta di una nuova generazione di architetti che, magari mancano di una forte connotazione teorica e ideologica, ma che però hanno una scioltezza tecnica che le generazioni precedenti non avevano. I potenziali Renzo Piano dei prossimi anni? «Sì, a patto che si impegnino e che ci siano committenti in grado di scommettere sulla qualità dell'opera come un valore che paga in termine di visibilità».