L'ANNUNCIO AL CONVEGNO SUI BENI ARCHITETTONICI La statua della dea egizia Sekmet, ospitata in questi giorni alla Fiera del Libro nello stand dell'editore Allemandi, troverà in seguito collocazione nel cortile del Museo Egizio. Qui sarà allestito un piccolo giardino, con giochi e animatori che intratterranno i bambini in visita. Lo ha reso noto Alain Elkann, Presidente della Fondazione Antichità Egizie, al margine del convegno organizzato ieri per presentare due libri realizzati dal Soprintendente ai Beni Architettonici Francesco Pernice. Sono entrambi editi da Celid. Il primo s'intitola «Ombre e luci della Venaria Reale». E' un portfolio fotografico, presentato dall'assessore regionale Gianni Oliva, che racconta la storia della Reggia e quella del suo recupero. Il secondo volume è dedicato alla «Chiesa di Sant'Uberto a Venaria Reale». E' il degno complemento al precedente. Le due opere coronano l'impegno di Pernice, che fu il primo a credere nel recupero della reggia, in tempi difficili, quando le risorse disponibili erano poche ed insufficienti. L'occasione ha riunito alla Fiera del Libro i principali operatori impegnati da oltre dieci anni non solo nel risanamento della residenza sabauda, ma di tutta la corona di regge che circondano Torino. «E' un patrimonio - ha notato Elkann - che infine tutto il mondo ci riconosce e che, con le recenti Olimpiadi, ha costituito un volano in grado di moltiplicare le presenze turistiche in Torino. Io ne ho avuto la chiara percezione questo mese. Al Museo Egizio i visitatori ad aprile sono stati 72 mila, contro i 54 mila del mese di febbraio, quando fervevano le Olimpiadi. Ciò significa che Torino ha raggiunto il suo obbiettivo, quello di confermarsi come meta culturale». E' d'accordo anche Mario Turetta, direttore regionale ai Beni culturali: «Confermo che Torino e il Piemonte sono entrati a far parte dei più importanti pacchetti turistici venduti sia in Italia sia negli Stati Uniti e in Giappone». «Il recupero di Venaria non è stato facile, ma impegnativo come le sue dimensioni - ha detto Alberto Vanelli, direttore ai Beni culturali della Regione - ma è stata un'officina, che è servita come battistrada di altri importanti cantieri». «Per troppo tempo - ha commentato Gianni Oliva - il patrimonio sabaudo è stato trascurato. E' avvenuto dopo il 1945, quando si sono quasi sigillate e dimenticate le residenze sabaude, quali dimore di una dinastia alla quale l'Italia appena uscita dalla guerra rimproverava le proprie ferite. Ma ora che si sono rimarginate è il caso di recuperare la memoria della storia, per riconoscere i legami che uniscono il territorio a Casa Savoia. Fu artefice di quel grandioso sviluppo architettonico, artistico ed urbanistico che segnò lo sviluppo di Torino barocca».