Dove si può visitare una bellissima quadreria romana ? Ma naturalmente nei corridoi del "piano nobile" del ministero per i Beni e le attività culturali, via del Collegio Romano 27, piano secondo, ascensore entrando a destra. Sempre però che si riesca a fare spazio tra i capannelli di impiegati, commessi, questuanti, che vi allignano fumando. Impossibile diranno in coro i nostri lettori , perché nei corridoi dei ministeri romani appunto si fuma, ci si urta, può passare chiunque, mancano le più elementari norme di sicurezza, l'illuminazione non adatta danneggia le opere; soprattutto la temperatura è deleteria perché regolata a esigenza di alto funzionario e non di conservazione d'opere d'arte, vale a dire torrida d'inverno e ghiacciata d'estate. Sciocchezze, tutto è possibile: un ingente numero dì dipinti provenienti da Palazzo Barberini a Roma, scelte tra le più importanti e senza disdegnare le delicatissime tavole trecentesche, decora di sé gli uffici ministeriali. Prelevate da quel Museo che nel sogno degli ingenui dovrebbe essere la Gallerìa nazionale d'arte antica, per il quale si è combattuta una battaglia trentennale con i gestori del Circolo Ufficiali che ne occupano ingiustificatamente gli spazi (associazione privata questa, che dall'affitto dei saloni per ricevimenti ricava un non disprezzabile introito). Si strombazzò a suo tempo, da parte del precedente governo, che la battaglia era stata vinta, che il Circolo Ufficiali aveva ottenuto l'uso e il restauro, a spese dello Stato, di un'adiacente palazzina. Erano solo proclami, in realtà nel silenzio e nella acquiescenza più totale la questione era data per morta e sepolta perché gli ex ufficiali nella nuova sede non volevano più andare. Ora, lo spostamento dei quadri per adornare il ministero, non fa che metterci sopra la pietra tombale. Se per qualunque ufficio governativo, diplomatico, ministeriale, la richiesta d'opere d'arte per decorare le proprie pareti è tutt'al più un atto della solita arroganza del potere che sottrae opere ai musei per proprio uso personale, per il ministero per i Beni e le attività culturali il fatto contraddice la sua stessa ragion d'esser: tutela e conservazione dei Beni culturali. Immaginiamo la perplessità di ministri della cultura esteri, direttori di grandi musei, massimi esperti di restauro, ricevuti da ministri e sottosegretari sotto una tale esibizione d'opere, esposte a tutto ciò che quel ministero, appositamente istituito, è preposto a evitare. Lo stesso ministero che ha installato e pagato una commissione permanente per il recupero delle opere d'arte dei musei che adornano i ministeri. Tutto questo andava forse obiettato da parte dei direttori generali, dei soprintendenti, dei direttori dì museo, degli storici dell'arte al momento in cui la richiesta dei quadri fu avanzata. Ma forse per i "tecnici" che fanno le vittime della situazione del nostro patrimonio, che insorgono contro la cartolarizzazione dei beni e il loro sfruttamento privatistico, si trattava di una presa di posizione troppo eroica, che andava bene ai tempi di Mussolini, allorché tutti i soprintendenti di allora, con un livello di rischio leggermen-te maggiore, rifiutarono di consegnare le opere richieste "per rappresentanza". Stava andando meglio a D'Alema presidente del Consiglio, che aveva ottenuto lo stesso tacito consenso (poiché la piaggeria è assolutamente bipartisanj per adornare Palazzo Chigi. Ma poi, scoppiato lo scandalo, fu costretto a desistere.
La galleria nascosta al ministero
Il ministero per i Beni e le attività culturali di Roma ha deciso di decorare i corridoi con opere d'arte provenienti da Palazzo Barberini. Le opere sono state prelevate senza il consenso dei direttori dei musei e degli storici dell'arte. Il ministero ha affermato che la scelta è stata fatta per tutelare e conservare le opere d'arte, ma molti critici sostengono che questo è un esempio di sfruttamento privatistico dei beni culturali. La decisione è stata criticata anche dagli esperti del settore, che hanno espresso preoccupazioni sulla sicurezza e sulla conservazione delle opere d'arte.
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