Sospendere l'iter. Avviare invece le altre priorità infrastrutturali Fassino: sono altre le priorità. Pecoraro: le penali non scatteranno. Ma Impregilo si fermi C'È CHI DICE che non è una priorità, c'è chi dice che non si fa e basta. Sfumature dentro l'Unione che ieri, a Messina, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha cercato di cancellare ribadendo il suo no al Ponte sullo Stretto, e no anche alle penali da pagare per disdire i contratti: «È una bufala, il progetto definitivo non è ancora finito». A Palermo per sostenere Rita Borsellino, Pecoraro Scanio ribadisce la linea del governo rilanciata qualche giorno fa dal suo collega dei Trasporti Alessandro Bianchi che aveva detto «Absolutely no» al Ponte, «l'opera più inutile e dannosa progettata in Italia negli ultimi 100 anni». E anche se altri leader della maggioranza ribadiscono dalla Sicilia il proprio no all'opera, è bene pensarci in tempo a risolvere la questione delle penali. L'eredità di Berlusconi rischia infatti di costare caro. Forse per scongiurare il blocco definitivo dei lavori qualcuno fa circolare allarmanti voci di costose penali da pagare alle imprese incaricate dal governo passato di occuparsi della costruzione. Impregilo a fine marzo ha firmato, come capogruppo mandataria di un raggruppamento di imprese, il contratto da 3,9miliardi con la società Stretto di Messina per la progettazione e realizzazione del ponte sullo stretto.Dopo il no di Bianchi il suo titolo in Borsa è crollato. Del raggruppamento guidato da Impregilo con il 45, fanno parte la spagnola Sacyr (18,70), Condotte d'acqua (15), Cmc di Ravenna (13), la giapponese Ishikawajima-Harima (6,30), il Consorzio stabile a.c.i. (2). Già allora Prodi s'era detto preoccupato per la firma del contratto a due settimane dalle politiche: «Non penso abbia un significato prettamente economico». Pecoraro Scanio è lapidario: «Chiediamo all'Impregilo di sospendere il progetto, perchè tanto non si farà e non abbiamo intenzione di pagare altro denaro oltre alle spese vive», ha detto ieri alla manifestazione per Rita Borsellino, candidata dell'Unione alla Presidenza della regione siciliana. Aggiungendo: «Il governo di centrodestra ha tentato di forzare la mano, quando ormai eravamo sotto elezioni.Ma chi oggi paventa il pericolo di penali salate - aggiunge il leader dei Verdi - sa di dire delle bufale. Non scatteranno penali. E Impregilo farebbe bene a sospendere la redazione del progetto definitivo. Occorre aprire migliaia di cantieri utili. Noi non siamo il partito del no, siamo il partito del no ai cantieri utili solo agli affaristi e non per la gente». La maggioranza dell'Unione appare, almeno in superficie, compatta. «Mi sembra che il ministro Bianchi ha detto al governo cose chiare - ha osservato Piero Fassino, aMessina per sostenere la candidatura di Rita Borsellino - la costruzione del ponte sullo Stretto non è tra le priorità. Noi pensiamo piuttosto che occorra mettere in campo un programma straordinario per la realizzazione di infrastrutture nel Mezzogiorno». Per il segretario dei Ds occorre pensare «a un piano di interventi sulla rete viaria, quella ferroviaria, della navigazione, sulle piattaforme logistiche. Vogliamo investire, e molto, ma con una scala di priorità, di esigenze e di bisogni che rispondano veramente alle esigenze di sviluppo delle due sponde». D'accordo Franco Giordano, neo leader del Prc, ieri a Siracusa. «Il ponte è servito solo a tenere in vita un baraccone per finanziare alcuni centri di progettazione e a tenere aperto un canale di comunicazione con un sistema di imprese. Tutto ciò non serve ai siciliani». Manca l'opinione di Antonio Di Pietro, che si rimette all'Unione e s'impegna nella questione della ripartizione delle deleghe tra il ministero dei Trasporti e quello delle Infrastrutture. «È semplicissimo - dice - sul piano tecnico mi occuperò di quel che deve essere costruito, non costruito e ben costruito. Sul piano tecnico il collega dei Trasporti si occuperà di quel che deve camminare, navigare, volare. Parlare di litigi mi pare fuori luogo e fuori tempo».
Palermo Messina, il Ponte non c'è e non ci sarà
Il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha ribadito il suo no al Ponte sullo Stretto, sostenendo che non è una priorità. Il leader dei Verdi Piero Fassino ha chiesto di sospendere il progetto e di concentrarsi su altre priorità infrastrutturali. Il segretario dei Ds ha proposto un piano di interventi sulla rete viaria, ferroviaria, navigazione e logistiche nel Mezzogiorno. Il neo leader del Prc ha affermato che il ponte non serve ai siciliani e che serve solo a finanziare centri di progettazione e a mantenere un canale di comunicazione con imprese. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha detto che la costruzione del ponte non è tra le priorità.
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