«Des tous les acts le plus complet est celui de construire». E' un francese che capiscono tutti quello di Paul Valéry, fatto proprio da Impregilo che lo usa come proprio motto. Nel caso del Ponte sullo Stretto di Messina (qui di seguito, il Ponte) sembra che per Impregilo, la società che ha vinto la gara d'appalto, non sia l'atto di costruire quello più completo, ma piuttosto il progettare. I tempi per il progetto definitivo che il governo (Cipe) e la società concessionaria (Stretto di Messina) devono approvare e il progetto esecutivo susseguente, sono di dieci mesi, al netto dei tempi utilizzati da governo e società per l'autorizzazione. Siccome il contratto è stato firmato il 27 marzo scorso, se ne potrebbe riparlare nell'estate-autunno del 2007. Fino a quel momento il governo in prima persona e la società Stretto di Messina che dipende strettamente da esso possono ritirarsi dall'affare. Il governo, il relativo Cipe (comitato interministeriale per la programmazione economica), perfino la società concessionaria non sono più gli stessi di marzo. Proprio nel periodo in cui la Società concessionaria firmava il contratto con Impregilo, l'Unione, il futuro governo, scriveva nel suo programma elettorale di ritenere il Ponte «inutile e velleitario». Da un lato Impregilo vinceva con il ribasso gigantesco di 500 milioni di euro la sua piccola gara a due per la progettazione definitiva, esecutiva e la realizzazione del Ponte; ma al tempo stesso il programma di Prodi affermava con chiarezza che in caso di vittoria elettorale non ci sarebbe stato Ponte di sorta. Un'affermazione così incontrovertibile da eliminare ogni discussione in proposito. La Stessa società dello Stretto, infatti, è interna alla filiera dell'antico Iri di Prodi, attraverso Iritecna e Fintecna. Anas e Rete ferroviaria, nonché le regioni Calabria e Sicilia sono soci minoritari. Pietro Ciucci che è l'amministratore delegato di Stretto di Messina è un uomo vissuto nell'Iri, fino al momento di partecipare alla sua liquidazione. Ora che Romano Prodi è presidente del consiglio, Ciucci e gli altri non potranno che dargli retta e con la massima deferenza. Prodi - nel bene e nel male - è il loro capo storico. L'idea della penale di cui si parla in questa stessa pagina sembra dunque un po' cervellotica. A farla circolare più che la destra che non poteva neppure ammettere il caso di dover tornare sui propri passi, è stata la sinistra, in particolare gli ambientalisti che nel generoso tentativo di fermare il prima possibile un progetto tanto balordo, hanno conteggiato l'ulteriore costo di una penale per un Ponte che sarebbe comunque rimasto immaginario; anzi l'immane spesa reale per un ponte «virtuale». Per esempio nel fatidico 27 marzo il Wwf ammoniva la Società Stretto di Messina a «non esporre lo Stato a un pesante risarcimento nei confronti di Impregilo» e aggiungeva, dopo varie considerazioni sulla debolezza e la pericolosità del progetto che «c'è solo da augurarsi che la Società Stretto di Messina Spa abbia incluso nel contratto clausole severe che garantiscano la possibilità di recesso anche nella fase di redazione definitiva ed esecutiva della progettazione». E concludeva osservando che «la firma di oggi, 27 marzo, sembra dettata da frenesie e timori politici visto che, com'è noto, se il governo dovesse cambiare , il Ponte sullo Stretto non rientrerebbe più negli interventi prioritari del paese. In questa fase sarebbe stata più corretta e rispettosa una moratoria delle procedure in corso sulle infrastrutture dette "strategiche" come per altro richiesto da Wwf». Lasciamo da parte i motivi veri per non fare il Ponte: la devastazione ambientale, i dieci anni di inutili disagi da imporre agli abitanti delle due coste, l'immane spesa costruttiva sulle spalle del bilancio dello stato, in un momento di gravi difficoltà, l'inutilità di unire con un Ponte dallo scarso traffico due sistemi viari e ferroviari dissestati e bisognosi di interventi del tutto diversi. A tutto questo basterà Tommaso Padoa Schioppa che dirà con chiarezza che i soldi per fare opere monumentali non ci sono. Inoltre parla Alessandro Bianchi, il ministro al quale, quasi per nemesi storica, sono stati affidati i trasporti. Si tratta di un professore di Reggio Calabria, con il mare e lo Stretto continuamente sotto lo sguardo. Egli dice subito che il Ponte non si può fare. Infatti è entrato immediatamente nello spirito delle ferrovie che dipendono da lui. E' noto che il Ponte avrebbe costituito un salasso intollerabile per le Ferrovie dello stato togliendo «risorse ingentissime all'opera di ammodernamento e di potenziamento del sistema ferroviario, quanto mai urgente soprattutto nel Mezzogiorno». Si esprimeva così Legambiente aggiungendo che «in base alla convenzione con la società Stretto di Messina le Fs pagheranno un canone annuo per far passare i treni sul Ponte: la tariffa sarà di 100 milioni di euro il primo anno e poi andrà ulteriormente crescendo. Complessivamente in trent'anni le Fs dovrebbero pagare circa 4 miliardi di euro». Impregilo ha vinto la gara con il suo ribasso. Lo sconfitto, Astaldi, prima ha impugnato la gara; poi ha proposto la fusione.con Impregilo. Dunque sarà l'unico concorrente a intentare causa allo stato. Non se ne farà niente, volete scommettere?