Competenze che vanno, competenze che vengono, competenze che tornano. Ministeri che raddoppiano e ministeri divisi in due, o anche in tre. E un vero via vai di materie quello contenuto nel decreto legge n.181 firmato dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.114 del 1852006. E così lo sport e i giovani lasciano i beni culturali e ottengono un dicastero a sé affidato alle cure di Giovanna Melandri. Ma Francesco Rutelli si consola col turismo, un tempo prerogativa del vecchio ministero delle attività produttive. E proprio nel dicastero di via Veneto si assiste a un vero di tourbillon di novità, a cominciare dal nome che diventa sviluppo economico. E se da un lato il ministero rosicchia funzioni al Mineconomia, dall'altro ne perde molte in favore del neonato dicastero del commercio internazionale. Infrastrutture e trasporti non abiteranno più sotto lo stesso tetto, così come istruzione e università. Mentre dalle ceneri del vecchio ministero del welfare vedono la luce tre dicasteri nuovi di zecca: lavoro, famiglia e solidarietà sociale. Con l'ultimo dei tre che si occuperà anche di droga e immigrazione. Ma vediamo la nuova mappa del potere disegnata da Romano Prodi. Presidenza del consiglio. Ricco l'elenco di competenze che verranno trasferite dai ministeri già esistenti alla presidenza del consiglio e che palazzo Chigi poi terrà per sé o trasferirà ai ministri delegati. E il caso, ad esempio, delle attribuzioni in materia di spettacolo, sport e politiche giovanili (di cui si occuperà il ministero giovani e sport affidato a Giovanna Melandri) e delle funzioni di indirizzo e coordinamento sulle politiche per la famiglia (che andranno all'omonimo ministero guidato da Rosy Bindi). Al neo-ministro per gli affari regionali e autonomie locali, Linda Lanzillotta, spetterà la vigilanza sull'albo dei segretari comunali e provinciali e l'iniziativa legislativa in materia di funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane. Alla presidenza del consiglio è attribuita anche la segreteria del comitato interministeriale per la programmazione economica. Ministero dello sviluppo economico. Il ministero delle attività produttive, che accorpava i vecchi ministeri dell'industria, del turismo e del commercio estero, così denominato dal decreto legislativo 30 luglio 1999 n.300 attuativo della riforma Bassanini, cambia nome. D'ora in poi il dicastero guidato da Pierluigi Bersani, già ministro dell'industria nel primo governo Prodi, sarà il ministero dello sviluppo economico. E il restyling sarà anche sostanziale. Le nuove prerogative di Via Veneto si estenderanno anche al coordinamento e verifica degli interventi per lo sviluppo economico territoriale, settoriale e delle politiche di coesione (tramite le Camere di commercio) con particolare riferimento alle aree depresse, alla programmazione negoziata e ai fondi strutturali comunitari. Tutte materie in passato di competenza del ministero dell'economia e delle finanze. Del pacchetto di prerogative che il dlgs 300 affidava a via XX Settembre il Mineconomia conserverà solo la programmazione economica e finanziaria. Ministero del commercio internazionale. Affidato a Emma Bonino il ministero (che raggruppa anche le politiche comunitarie) è di nuova istituzione. Di cosa si occuperà? Di una buona fetta delle competenze dell'ex dicastero delle attività produttive (ora sviluppo economico) come la promozione delle politiche per la competitività internazionale, in coerenza con quelle che saranno le linee generali di politica estera del governo Prodi. All'esponente della Rosa nel pugno il compito di promuovere il sistema Italia e lo sviluppo economico presso le istituzioni internazionali e comunitarie, fatte salve le competenze del ministero dell'economia e della Farnesina. Ma non solo. Dovrà mettere a punto strategie per migliorare la competitività, anche a livello internazionale, del paese, e definire interventi di politica commerciale e promozionale con l'estero. Ministero delle infrastrutture. Per un ministero che cresce uno che riduce il suo ambito di operatività. Il vecchio maxidicastero delle infrastrutture e dei trasporti, affidato nella passata legislatura a Pietro Lunardi, si divide in due tronconi. Le infrastrutture vanno ad Antonio Di Pietro che si occuperà di: programmazione, finanziamento, realizzazione e gestione delle reti infrastrutturali di interesse nazionale, comprese le reti elettriche, idrauliche e gli acquedotti, nonché delle altre opere pubbliche di competenza dello Stato, ad eccezione di quelle in materia di difesa. All'ex pm di Mani pulite anche l'edilizia residenziale e le aree urbane. Ministero dei trasporti. Affidato ad Alessandro Bianchi, rettore dell'università di Reggio Calabria, il ministero, un tempo costola delle infrastrutture e ora nuovamente autonomo, si occuperà di trasporto terrestre, circolazione dei veicoli e sicurezza dei trasporti terrestri. Ministero della solidarietà sociale. Sarà guidato da Paolo Ferrero ed è uno dei tre dicasteri sorti dalla dissoluzione del vecchio ministero del welfare di Roberto Maroni (gli altri sono il ministero del lavoro guidato da Cesare Damiano e quello della famiglia affidato a Rosy Bindi). Il neoministro, ex operaio Fiat, si occuperà di politiche sociali, integrazione sociale, ma anche, stando al decreto legge, di vigilanza e controllo sugli enti di previdenza e assistenza, sottraendo in questo modo le pensioni al collega Damiano. Anche se dovrebbe trattarsi solo di un errore materiale contenuto nel dl a cui i tecnici ministeriali metteranno subito mano, riportando la previdenza tra le competenze del ministero del lavoro. Ferrero deciderà, inoltre, come ripartire le risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, tanto caro ai comuni e prenderà provvedimenti in materia di politica abitativa a favore delle fasce sociali deboli ed emarginate. Il ministero dovrà anche fissare i requisiti per la determinazione dei profili professionali degli operatori sociali e per la relativa formazione. Questo per quanto riguarda le competenze sottratte al Minwelfare. A cui vanno ad aggiungersi tre ulteriori materie di notevole importanza: la vigilanza sui flussi di entrata dei lavoratori extracomunitari, le politiche antidroga e il servizio civile. Ministero dell'Istruzione e Università. Altro scorporo è quello toccato in sorte al vecchio Miur di Letizia Moratti. Istruzione e università prendono, infatti, due strade diverse. Il primo, affidato a Beppe Fioroni, si occuperà di istruzione non universitaria, organizzazione generale della scuola, ordinamenti e programmi scolastici, stato giuridico del personale, politiche sociali nella scuola, riconoscimento dei titoli di studio, individuazione degli obiettivi e degli standard formativi. Fabio Mussi, neoministro dell'università si occuperà invece degli atenei e di ricerca scientifica. Il ministero dovrà attuare le norme comunitarie in materia di istruzione universitaria, armonizzare l'ordinamento italiano con quello europeo e internazionale, coordinare la partecipazione italiana a programmi nazionali e internazionali di ricerca, compresa quella aerospaziale. Ministero dei beni e delle attività culturali. Il dicastero guidato dal vicepremier, Francesco Rutelli, si occuperà tra le altre cose anche di turismo, un tempo prerogativa dell'ex ministero delle attività produttive. Come avverrà il trasferimento. Il decreto legge 1812006 detta i tempi per il trasferimento di strutture e competenze. Sarà palazzo Chigi, d'intesa col ministero dell'economia e sentiti i ministri interessati a effettuare la ricognizione delle strutture trasferite e del contingente minimo di personale da spostare. In ogni caso, sottolinea, il dl, dovrà essere garantita l'invarianza della spesa. Il neoministro dell'economia, Tommaso Padoa Schioppa, provvederà poi ad adeguare il bilancio di previsione dello stato alla nuova struttura ministeriale.