Il trucco è semplicissimo. Basta stare attenti alle parole. Se un esponente del centrosinistra di fronte alla domanda «è favorevole al Ponte sullo Stretto?», risponde «il Ponte non è un'opera prioritaria», quello che avete davanti non è tecnicamente un nemico del Ponte. Un nemico è il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che ieri ha detto: «Il Ponte collega due cosche e non due coste». Un entusiasta invece è il direttore dell Riformista, Stefano Cingolani che afferma: «Fermare ll Ponte è mettersi contro la modernità". Il possibilista invece nicchia. E basta insistere un po', per sentirgli dire, come ha fatto il viceministro allo Sviluppo, Sergio D'Antoni, siciliano: «Be', se i soldi ci fossero, se venissero dai privati, allora, forse,..». Forse potrebbe esserci una seconda possibilità. Sostiene Aurelio Misiti, ex assessore ai Lavori pubblici della Regione Calabria e ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, che anche il programma dell'Unione in fondo nòn è «negazionista": «Afferma semplicemente la non priorità dell'opera e non la sua negazione». Misiti è appena approdato in Parlamento nelle fila di Italia dei Valori, il partito del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, di cui è ascoltato consigliere. E forse in questa veste potrebbe aver suggerito al suo leader la linea attendista. Così ieri Di Pietro ha richiamato alla collegialità del governo il collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, apertamente schieratosi contro il Ponte: «Valuteremo insieme, previa una disamina dei fondi in cassa, delle priorità del Paese e deilimpatto ambientale delle varie opere, le irtastrutture da realizzare», Ecco dunque tornare il concetto di «priorità". Lo stesso, viene declinato da Angelo Capodicasa e Luigi Meduri, il primo viceministro alle Infrastrutture, il secondo sottosegretario. I due si conoscono bene, avendo ricoperto rispettivamente il ruolo di presidente della Regione Sicilia e della Regione Calabria, Scifia e Cariddi. «Non sono ideologicamente contro il Ponte - dice Meduri - nessuno è contro, E che le risorse sono quelle che sono...». E Capodicasa? Divenuto capogruppo dei Ds alla Regione, a gennaio scorso, è stato fautore dell'ordine del giorno che ha impegnato il partito a «non considerare il Ponte una priorità", pur senza esprimere «contrarietà di principio». Un economista diessino come Nicola Rossi la mette così: «Se il Ponte è un'opera isolata si carica il contribuente del prezzo di un monumento, se è una maglia di una rete, allora è diverso». Marco Minniti, viceministro all'Interno, calabrese Doc paga pegno: «Il Ponte non è una priorità». Sì, ma? «Se unisse due realtà forti, già sviluppate, potrebbe divenirlo». Pragmatico anche l'ex sindaco di Catania, Enzo Bianco: «ll Ponte sta in piedi? Sì. Impatta sull'ambiente? Solo in fase di cantiere. Conviene? Sì, se c'è anche la ferrovia. Allora verifichiamo che ci siano i soldi per le Fs, poi vediamo». Getta il cuore oltre l'ostacolo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «O l'uovo o la gallina attacca . Se non si vuole il Ponte, perché magari si teme che sottragga risorse ad altre infrastrutture, allora si facciano queste infrastrutture».
Sul partito del Ponte salgono Rossi e Bonanni
Il trucco per rispondere alla domanda se il Ponte sullo Stretto sia una priorità è stare attenti alle parole. Alcuni esponenti del centrosinistra come Stefano Cingolani e Sergio D'Antoni affermano che il Ponte non è una priorità, ma non la negano. Altri, come Aurelio Misiti, sostengono che il programma dell'Unione non è negazionista, ma afferma semplicemente la non priorità dell'opera. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha richiamato il collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, per valutare insieme le priorità del Paese e l'impatto ambientale delle varie opere.
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