MILANO Giulia Maria Mozzoni Crespi emerge dalla montagna di carte, documenti, corrispondenza, che ricopre il suo studio milanese, battagliera come non mai. La nascita del nuovo governo la riempie di vitalità. Risponde a decine di telefonate, lancia appelli, fa impazzire le segretarie per trovare quel passaggio del discorso di Giorgio Napolitano che «le ha riempito il cuore di conforto». La presidente del Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, storica ambientalista, cita con ammirazione il nuovo Capo dello Stato, secondo cui «presentano una pregnanza e un'urgenza senza precedenti tanto lo sviluppo della cultura quanto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione». Ma non perde l'occasione per lamentarsi di Prodi, che non è stato capace di dire le stesse cose. E dei giornali, che non sono stati puntuali nel riportare le parole del Presidente della Repubblica. Ed elenca ai nuovi ministri dei Beni culturali, dell'Ambiente, delle Politiche Agricole e delle lnfrastrutture, le emergenze nazionali alle quali non possono assolutamente sottrarsi. Lanciando proposte molto concrete. Signora Crespi, cosa si aspetta più di ogni altra cosa dal nuovo Governo? «Che si metta in testa che l'agricoltura, l'ambiente, la cultura e le infrastrutture sono strettamente legate fra loro. Al giorno d'oggi si tende sempre a frazionare le cose. Come una certa medicina che cura il fegato senza preoccuparsi, che ne so, degli effetti sui polmoni. Invece, come dice anche il Dalai Lama, «tutto nella vita è collegato. Una cosa non può esistere senza l'altra»». Come si potrebbe garantire un maggiore coordinamento tra i ministeri che si occupano di cultura e paesaggio? «Io un'idea l'avrei: nominare Rutelli, che ha dato prova di essere molto sensibile a questi temi, ed è anche vice primo ministro, coordinatore». Cosa si attende da Paolo De Castro, nuovo ministro delle Politiche agricole? «L'agricoltura fa parte dell'ambiente. Perché se mancano le viti nel Monferrato, gli olivi e i cipressi in Toscana, i filari di pioppi in Lombardia, lungo le risale, il profumo degli aranci e dei limoni in Sicilia, l'Italia non è più quella amata dai turisti. L'agricoltura è ambiente. E l'ambiente significa turismo. Poi, naturalmente, spero si punti di più sull'agricoltura biologica. E che non si dia nessuno spazio agli Ogm. Bloccandoli, come ha fatto giustamente il ministro Alemanno, con coraggio. Un merito che gli riconosco». Il paesaggio agricolo italiano sta andando in malora? «Purtroppo sì. Per colpa anche di certe Regioni. La Lombardia è stata devastata. Ma anche in Piemonte il presidente, Mercedes Bresso, che ha ragione a sostenere la tav, mi ha profondamente deluso col suo appoggio a una catastrofe ambientale come il progetto di Mediapolis, la grande speculazione che si vuole realizzare nella piana di Ivrea». Compiti urgenti per Alfonso Pecoraro Scanio, nuovo ministro dell'Ambiente? «Concentrarsi su poche cose. Prima di tutto rivedere tutta l'ultima nuova normativa ambientale, parto scandaloso dell'ultimo Governo. Penso al problema delle acque, che è drammatico. Penso ai rifiuti tossici, che si perdono nel territorio. Penso ai Parchi, nei cui consigli bisognerebbe rimettere al loro posto i tecnici più bravi, allontanati per motivi politici dal precedente Governo». Cosa la rende ottimista su Rutelli ai Beni Culturali? «Sono sicura che tornerà a dare importanza alle Soprintendenze, i veri guardiani d'Italia. Veltroni, che è stato un ottimo ministro dei Beni Culturali, aveva fatto un unico grande sbaglio: avere istituito le direzioni regionali, al di sopra delle Soprintendenze. Mentre le Soprintendenze devono ricevere ordini solo dal loro ministro. La politica culturale e ambientale deve essere univoca in tutto il Paese. Ricordiamoci che le Soprintendenze sono il vero punto nodale per la tutela dell'Italia. Ultimamente queste sono state molto umiliate, sprovviste di mezzi, carenti di strumenti tecnici (computer, telefonini, auto), totalmente mancanti di tecnici preparati. Da 10 anni non si fanno più concorsi per fare entrare le nuove leve». Per tutelare il paesaggio quanto sono importanti i piani paesistici e urbanistici? «Sono essenziali. Soru li sta impostando con molto rigore in Sardegna. Le Soprintendenze devono avere sotto agli occhi, sempre, i piani paesistici e urbanistici, prima di dare la valutazione su qualsiasi intervento. Non si può pensare di costruire a caso». L'inalienabilità del patrimonio culturale pubblico è sempre un cavallo di battaglia del Fai? «Certo. Per fortuna al Demanio c'è una donna straordinaria, l'architetto Elisabetta Spitz, moglie di Marco Follini. Il Governo passato lanciò proposte allucinanti, come affittare le spiagge o vendere grandi opere d'arte. Almeno questo spero non si ripeterà più. Ma adesso piantiamola con le polemiche del passato. Guardiamo al futuro. Pensiamo all'Italia».