Ex direttore del Louvre Pierre Rosenberg dice: «Sinergia ammirevole, che fa di quello umbro uno dei patrimoni meglio conosciuti al mondo»; l'economista Paolo Leon sottolinea che «la moltiplicazione dei cataloghi accresce l'offerta: e per i beni culturali, di solito l'offerta determina la domanda»; l'assessore regionale Gianfranco Maddoli ricorda un primato: «Dal 1990 al 2000, i visitatori dei musei locali umbri sono passati da 150 mila a mezzo milione all'anno; i proventi, in lire, da 450 milioni a due miliardi; in dieci anni, i musei hanno garantito introiti per otto milioni e mezzo di Euro, richiedendone solo uno di contributi regionali per colmare i disavanzi»: l'Umbria celebra, con una giornata di studio, il cinquantesimo catalogo dei propri musei locali, frutto di una «alleanza» (come la chiama il direttore editoriale di Electa Carlo Pirovano) tra un editore, appunto Electa, una regione, e la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia; per capirci, in tempi più o meno simili, la Regione Lazio ne ha sfornati nemmeno una mezza dozzina. Il primo, dedicato alla Pinacoteca di Città di Castello, nel 1987; e, entro un paio di mesi, il numero dei cataloghi prodotti arriverà a 60. Nella regione, censite 120 raccolte pubbliche e private; una cinquantina di musei: «Nel '90, il primato di quelli chiusi; ora, tutti visitabili», dice Massimo Montella, cui si deve questo (ennesimo) primato umbro. Tutto documentato: per gli studiosi, e per i turisti; l'archeologia industriale (dalle acciaierie di Terni in poi), e l'archeologia tout-court ; le pinacoteche locali (Gubbio, Spello, Amelia, Bevagna ecc.), e i musei più specialistici (le ceramiche di Deruta); i siti più famosi (Montefalco), e quelli meno noti (Massa Martana). Solo le bellezze di Orvieto sono già raccontante in otto volumi, che alla fine diverranno dodici. «Si parla tanto di federalismo e devolution : noi potremmo costituire un esempio da seguire», dice l'assessore Maddoli, anche se Antonio Paolucci teme le «tante Italie, tutte diverse», e quindi un ennesimo «saccheggio del territorio e del patrimonio». Gli replica Bruno Toscano, regionalista convinto; ma soprattutto si celebra un'iniziativa assai meritoria, che finora ha dato lavoro «a oltre 400 professionisti» (sempre l'assessore). E Rosenberg chiosa: «Il catalogo è la base della conoscenza»; «ed anche un buon affare economico», aggiunge Paolo Leon. In Umbria, ora, i musei sono tutti aperti; e le loro ricchezze, tutte documentate: vi sembra poco?