Crollano i titoli legati alle infrastrutture mentre all'estero bocciano Prodi L'ipotesi di un blocco del Ponte sullo Stretto aumenta i timori del mercato: giù le azioni di Impregilo, Ansaldo, Italcementi e Cementir E la stampa internazionale volta le spalle al Professore. Il Financial Times salva solo Padoa Schioppa. El Pais: questo è un «governino» MILANO. Il Ponte ma non solo. Fra Scilla e Cariddi si cominciano a consumare le liti fra le diverse anime della maggioranza. Il primo giorno del nuovo governo finisce fra polemiche e cadute dei titoli in Borsa. A provocarle le differenti posizioni che la maggioranza esprime su un tema delicato come i grandi lavori: il collegamento sullo Stretto, la Tav, il dossier Autostrade. Dall'estero arrivano le prime bocciature. Da Madrid "El Pais" dichiara che quello di Prodi è solo "un governino". Il Financial Times salva Padoa-Schioppa e poco altro. Negli Usa il New York Times si interroga, con toni preoccupati, sulla stabilità dell'esecutivo. La luna di miele tra il centro-sinistra e la grande stampa internazionale sembra essere finita in maniera piuttosto improvvisa e brutale. Ma soprattutto sembra essersi incrinato il rapporto di buon vicinato tra la grande industria italiana e l'Unione. Prima ancora della legge Biagi, su cui il confronto si annuncia aspro, la crepa si sta aprendo sui grandi lavori e sulle infrastrutture. Il Ponte innanzitutto e poi la Tav che nessuno boccia apertamente ma sicuramente provoca dolorosi mal di pancia nella sinistra più radicale. Ma c'è anche il dossier Autostrade. La famiglia Benetton, proprietaria della concessione, vorrebbe portarla alle nozze con gli spagnoli di Abertis. Il matrimonio, però, al punto in cui sono arrivate le cose, sembra avere perso molte certezze. A mettersi di traverso lo stesso ministro Di Pietro cui è toccata la responsabilità delle Infrastrutture. Non più tardi di una decina di giorni fa l'ex magistrato si era scagliato con violenza contro le nozze. Nel suo blog scriveva che l'operazione «più che una alleanza sembra una cessione». Assicurava che se avesse assunto responsabilità di governo si sarebbe battuto per impedire «operazioni del genere». Ma è il Ponte di Messina l'argomento delle polemiche più furiose. L'insindacabile bocciatura arriva ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, calabrese molto amico di Oliviero Diliberto. «Inutile e dannoso» lo definisce il ministro con il risultato di dare fuoco alle polemiche e una bella picconata alla Borsa. I titoli delle società coinvolte nell'opera hanno perso terreno. Molto Impregilo (circa il 5) che, avendo vinto l'appalto, vede sfumare un affare da dieci miliardi di euro. Ma anche tutte le altre società che, per un verso o per l'altro, sarebbero coinvolte nella realizzazione dell'opera. Da Astaldi e Vianini (costruzioni) passando per Ansaldo (segnalazione ferroviaria) ai cementieri con Buzzi, Italcementi, Cementir. Né a curare le ferite funziona la garanzia della penale. Lo Stato è tenuto a pagare un miliardo di euro se annulla l'opera. La punizione, però scatta solo a lavori iniziati. Non adesso. Così la bufera che si abbatte su un mercato borsistico già impaurito dalle cadute dei grandi listini internazionali. A nulla valgono i richiami al buon senso di Pierluigi Bersani, titolare dello Sviluppo Economico: «Un ponte è un ponte. Se conviene farlo si farà». Ma l'ala radicale del suo schieramento non vuole sentire ragioni. «Lo stop al Ponte è contenuto nel programma dell'Unione» sostiene Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera. A spaccarsi anche i sindacati. Così mentre Guglielmo Epifani si dichiara nettamente ostile, Cisl e Uil appoggiano l'opera. Per Angeletti si tratta di una grande occasione per il Sud. Raffaele Bonanni pensa ai vantaggi per gli operai. Polemiche e scontri. Scilla e Cariddi.
Tav e grandi opere. Borsa già nel panico
Il governo di Prodi è stato bocciato all'estero, con dichiarazioni negative da parte di El Pais e del Financial Times. La stampa internazionale ha anche espresso preoccupazioni sulla stabilità dell'esecutivo. In Italia, le polemiche si sono concentrate sul tema dei grandi lavori e sulle infrastrutture, in particolare il collegamento sullo Stretto e la Tav. Il Ponte di Messina è stato l'argomento delle polemiche più furiose, con la bocciatura del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Le società coinvolte nell'opera hanno perso terreno in Borsa. Lo Stato è tenuto a pagare un miliardo di euro se annulla l'opera, ma la punizione scatta solo a lavori iniziati.
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