PAROLE D'ORDINE La virata sui piani di sviluppo infrastrutturale. Bersani: il Ponte sullo Stretto? È solo un ponte, non ci divideremo tra riformisti e radicali ROMA C'erano una volta le «grandi opere». Erano più di 200 e l'ex premier Silvio Berlusconi ci riempì una lavagna in una storica puntata di «Porta a Porta». Era il 2000: «Voglio trasformare l'Italia in un grande cantiere» disse. Poi arrivarono le opere «strategiche e prioritarie», una prima scrematura effettuata considerando le risorse realmente disponibili. E infine si giunse a puntare su sei opere «epocali»: dal Mose, realizzato al 20, al Ponte sullo Stretto, ancora oggi alla fase di progetto. Ieri Romano Prodi ha messo una pietra sopra il capitolo «grandoperistico», lo ha fatto nel discorso con cui ha chiesto la fiducia al Senato: «Effettueremo compatibilmente con le risorse disponibili investimenti infrastrutturali mirati ha spiegato , in una logica di sistema integrato, piuttosto che di singole grandi opere». Tradotto: si parte dal disegno dì una grande rete di collegamenti Nord-Sud, Est-Ovest, inserito in un contesto europeo, poi, all'interno di questa griglia si posizionano eventuali grandi progetti. In tutti i casi, recita il programma dell'Unione, con un occhio al caso della Tav della Val di Susa, «l'individuazione delle priorità infrastrutturali deve avvenire alla luce delle risultanze della valutazione ambientale strategica» e «valorizzando il coinvolgimento dei cittadini». Insomma se il premier incaricato andasse oggi in tv su quella lavagna non ci traccerebbe più dei punti, in corrispondenza delle grandi opere, ma delle linee a indicare le direttrici principali d'interconnessione. «Abbiamo deciso di ritornare allo strumento del "Piano dei trasporti e della logistica" che il centrodestra aveva abbandonato a favore di un elenco di grandi opere incardinato nella Legge Obiettivo» spiega Cesare De Piccoli, poche ore dopo il suo giuramento da viceministro dei Trasporti. Sì, ma le risorse? «Ecco, questo è il punto. Secondo noi sono meno di quelle che lo scorso governo ha quantificato. Perché non basta approvare una lista di opere al Cipe (Comitato interministeriale di programmazione economica), bisogna reperire i soldi». Il riferimento è al fatto che dei 70 miliardi di euro di opere approvate dal Cipe grazie alla Legge Obiettivo, ideata dall'ex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, sono arrivati alla fase dell'appalto interventi per 51,2 miliardi. Quanto alle opere cantierate siamo solo al 25 del piano che Berlusconi aveva promesso nel «Contratto con gli italiani». Ma che ne sarà ora delle «grandi opere» già finanziate e in parte avviate? «Si va avanti dice De Piccoli , non pensiamo mica di fermare l'Alta Velocità, la Salerno-Reggio Calabria o la Variante di Valico, che peraltro hanno avuto inizio sotto i nostri governi». Un discorso a parte meritano le grandi infrastrutture come il Mose e il Ponte sullo Stretto. Sul primo, il sistema di paratie mobili contro l'alta acqua a Venezia, pendono già i dubbi manifestati dal sindaco Massimo Cacciari che vorrebbe rivedere il progetto, accampando alti costi di gestione. Il Ponte, invece, è stato la prima infrastruttura «impallinata» dal neoministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. A placare gli animi ieri è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani: «Un ponte è solo un ponte ha detto , se vai la pena farlo lo si fa. Non è che su questa questione ci si divide tra riformisti e radicali». Prudente anche il responsabile delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro: «Questioni così importanti vanno affrontate prima nel Consiglio dei ministri e poi nelle commissioni parlamentari».
Il Grande Cantiere non si farà. Ora interventi mirati
Il governo ha deciso di ritornare allo strumento del "Piano dei trasporti e della logistica" per identificare le direzioni principali d'interconnessione infrastrutturale. Il ministro dei Trasporti, Antonio Di Pietro, ha spiegato che il piano non prevede più grandi opere, ma una rete di collegamenti Nord-Sud, Est-Ovest, inserita in un contesto europeo. Il governo ha anche deciso di valutare le priorità infrastrutturali alla luce delle risultanze della valutazione ambientale strategica e valorizzando il coinvolgimento dei cittadini. Il premier, Pierluigi Bersani, ha affermato che un ponte è solo un ponte e che non ci si divide su questa questione tra riformisti e radicali.
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