L'INTERVISTA L'esperto Paolo Giordano: è sconfortante quel sito non è stato protetto abbastanza Paolo Giordano è l'autorità massima sull'opera di Ferdinando Fuga a Napoli. È il massimo esperto dell'architetto di città, un fiorentino che dette a Napoli molti dei lineamenti che la caratterizzano oggi trasformandola in una capitale socialmente moderna. Una capitale che nutriva, assisteva, insegnava un lavoro ai poveri, seppelliva. L'incursione alla cappella Cellamare, per Giordano, «costituisce già da sola una perdita enorme». Professor Giordano, perché questa cappella di dodici metri per sei è così importante? «Non è importante, è fondamentale. Per Napoli, poi, è di primaria importanza. Fuga aveva 27 anni quando la progettò. La cappella porta ancora tutta la sua impronta barocca, impronta che sviluppò poi in un stile severo, razionale. È il primo intervento di Fuga in una città che contribuì a cambiare radicalmente, ha valore oggettivo come inizio della sua geniale attività progettuale. Pensi al Real Albergo, ai Granai, al cimitero delle 366 fosse. Quel che è accaduto è una perdita enorme per il patrimonio culturale e per la memoria». Proprio nel momento in cui il Comune fa tanto per il recupero del Real Albergo, destinato a diventare la più grande città dei giovani d'Europa. «Non solo il Rap. C'è una grande attenzione anche per il cimitero delle 366 fosse. E colgo l'occasione per ricordare che domani mattina, nell'ambito del Maggio dei Monumenti, sarà possibile una visita guidata, nel corso della quale verrà distribuito un libricino di una ventina dì pagine che spiega la storia dell'opera. Un segno di sensibilità per il recupero della nostra storia. Il furto alla cappella Cellamare, mentre ci si da tanto da fare, è sconfortante». Cosa ci suggerisce sul livello di tutela del patrimonio artistico della città? «Ci dice che siamo vicini al collasso della tutela dei nostri beni. È scoraggiante constatare che un'opera di enorme valore come questa non è stata, evidentemente, protetta abbastanza». La cappella è proprietà privata. «Sì, ma non possiamo dimenticarne la primaria importanza per la città. Questo furto è un incidente grave nel momento in cui, invece, c'è tanta sensibilità per la salvaguardia di un pezzo fondamentale della storia di Napoli».