Potrà aiutare disabili e anziani IL MUSEO virtuale: per ammirarne le sale e gli oggetti, anche senza recarsi sul posto e stando comodamente in poltrona; o per permettere ai meno abili di visitarlo. Da anni se ne parla e se ne discute: ma, nel campo, l'Italia è ancora indietro. Tanto che. anche per conferire rinnovato impulso alla questione, un'Associazione di Consumatori ha pensato bene di mettere attorno al tavolo tutti gli attori, per confrontare le varie esperienze, ed i vari progetti. Il convegno, promosso dall'Aduc, si svolgerà domani a Roma, al Hotel Nazionale, in piazza Montecitorio: «bisogna parlare di tecnologie avanzate, occasione per aprire nuovi mercati e contribuire così allo sviluppo civile ed economico», dice Primo Mastrantoni. "regista" del simposio, che prima elenca 11 obiettivi per "virtualizzare" un museo, poi paragona una serie d'esperienze già avviate, soprattutto all'estero. Ne discuteranno, tra gli altri, Giampiero Ferri, dell'Officina Rambaldi (il creatore di ET, ma anche dell'Historiale sulla battaglia di Montecassino). un non vedente, tre funzionarie del Ministero. Musei Capitolini e Cnr, un disabile motorio, un docente di marketing, e altri ancora. «L'utilità della virtualizzazione è evidente soprattutto in campo archeologico, perché permette di ricostruire i più antichi contesti, e quindi di far quasi rivivere oggi delle antiche rovine», spiega Mastrantoni; e suggerisce quanto si potrebbe fare, magari in alcuni corridoi del Colosseo per mostrare come il monumento funzionava quand'era appena nato o anche «in una qualsiasi domus romana, per vedere in quale modo vi si viveva l'esistenza quotidiana»; in effetti, uno dei problemi delle attuali esposizioni, come d'un po' tutti i musei, è esporre oggetti che non sembrino freddi, remoti, contestualizzandoli e permettendo allo spettatore quasi un processo di identificazione. Alcuni esperimenti sono stati, già tentati, per esempio alla Galleria Borghese, «ma molto resta ancora da fare», dice sempre Mastrantoni. A Bologna, per dirne una, un progetto permette perfino ai ciechi di visitare una pinacoteca: Giotto, Botticelli, addirittura la Gioconda ricreati a rilievo, concedono una fruizione di tipo tattile. Altri esempi di musei virtuali ad uno stadio ormai avanzato riguardano il Trentino, il Museo Leonardiano, Pisa, l'intera storia del Politecnico di Torino, dal 1750 in poi. Ma sono soltanto alcuni casi. «In Francia, il sito del Louvre regala da tempo una magnifica e completa visita virtuale, attraverso il computer di casa; anche il nostro Paese, la cui densità d'arte e cultura è certo la massima al mondo, deve cominciare ad adeguarsi, a mettersi al passo», conclude Mastrantoni, a nome di quegli utenti e consumatori dei cui diritti l'Aduc appunto si occupa.