Fra le troppe urgenze che il ministro Rutelli troverà sul suo tavolo al Collegio Romano, alcune sono davvero inderogabili. Rimosso l'accoppiamento poco giudizioso con lo Sport, resta da stabilire il giusto equilibrio fra Beni Culturali e Spettacolo (che a sua volta contiene cose assai diverse come i teatri d'opera, il cinema e i circhi equestri). Urgente è un'accurata revisione del Codice, che un recente decreto legislativo (1562006) ha migliorato in molti punti ma che richiede garanzie più strette, in particolare sull'inalienabilità del patrimonio culturale pubblico. Urgentissimo è correggere radicalmente la pessima riorganizzazione del Ministero, con un numero eccessivo di direzioni generali, una perversa burocratizzazione delle procedure, lo svuotamento delle competenze dei Soprintendenti, Ma anche rivedere la struttura delle Fondazioni museali sulla base delle nuove norme appena approvate, assai più sagge della prima versione del Codice. Importantissimo sarà rinsanguare i ranghi con nuove assunzioni di personale tecnico-scientifico di alta qualità, mediante procedure trasparenti e non ope legis; e al tempo stesso valorizzare le molte e preziose competenze esistenti, piuttosto che le fedeltà e le appartenenze politiche. Studiare un'opportuna fiscalità di vantaggio per il settore, ridare fiducia in se stessi agli addetti, dare attuazione all'impegno di Prodi di riportare gli investimenti ai livelli del 2001 e poi rapidamente all' 1 del PIL, riequilibrare il rapporto fra Stato, regioni, enti locali e privati mediante un grande patto nazionale per la tutela dei beni culturali e del paesaggio.