Alle ultime ore di comando al Collegio Romano stanno progettando di fondare una nuova società fra il Ministero per i beni e le attività culturali e la Arcus SpA. Dovrà gestire il merchandising, un ricco mercato potenziale, e, se il nuovo governo non arriva prima, riempiranno i suoi ruoli con uomini del ministro Buttiglione e del sottosegretario Martusciello. Il nuovo ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli, dovrà sostanzialmente «ricostruire» la struttura di governo della cultura in Italia, stremata da tagli alle stesse spese di sopravvivenza (della metà, da un anno all'altro), assurdamente centralizzata (con oltre quaranta dirigenti centrali), demotivata da cinque anni di nomine avvenute nel segno del clientelismo e per di più privata di strumenti e di poteri operativi. Ma, fra le tante pratiche bollenti che il neo-ministro si ritroverà sul tavolo, spicca la Arcus SpA, creata dal Ministero dei BAC e da quello delle Infrastrutture essenzialmente per finanziare, col 5 per cento sugli appalti delle Grandi Opere, lavori di restauro e di recupero del patrimonio culturale (magari lesionati o manomessi dalle opere medesime). A questo punto, è la sola struttura a disporre di fondi ingenti a fronte di un Ministero ridotto a non poter pagare neppure luce, telefoni, francobolli e nettezza urbana e a finanziare la spesa corrente coi proventi del Lotto del mercoledì (in tal modo sottratti ai restauri). La dotazione di mezzi propri dell' Arcus SpA è sulla trentina di milioni di euro. Spesi come? Per lo più a pioggia, ma con alcune predilezioni evidenti: ad esempio per la città di Parma, guarda caso la sola della regione con una giunta di centrodestra, guarda caso interessata, ora, al rinnovo dell'amministrazione locale. Dopo uno stanziamento che nel 2004 rappresentava il 18 per cento di tutte le erogazioni dell'Arcus SpA, Parma «capitale della musica» ha ricevuto altri 3 milioni di euro nel 2005, oltre ai 200.000 destinati al «Food Design Center». L'avvento di Rocco Bottiglione al Collegio Romano ha peggiorato la situazione. Il presidente in carica Mario Ciaccia, una lunga esperienza nell'amministrazione e nell'apparato di governo, è stato praticamente invitato a lasciare il posto (ora è a Banca Intesa) a favore dell'inge-gner Giorgio Basaglia, di cui si sa soprattutto che è stato stretto collaboratore del neo-ministro, anche durante la sua poco felice permanenza a Bruxelles. Titoli specifici non se ne conoscono. Con lui è stato nominato un nuovo consiglio di amministrazione che è rimasto subito zoppo: lo scrittore ed economista Geminello Alvi, indicato da Tre-monti, non ha mai occupato, di fatto, la poltrona destinatagli. Degli altri consiglieri, a parte il banchiere Giuliano Segre, si sa poco, al di là di qualche targatura partitica (Federico Eichberg, ad esempio, è in quota An). Basaglia ha provato a far passare una norma che garantisse al CdA di restare in carica anche col nuovo governo. Non c'è riuscito. Stessa sorte ha subito il tentativo di irrobustire con sostanziose assunzioni la società, alla maniera di Patrimonio SpA che molto ha assunto e poco ha fatto. Il nuovo «carrozzone» è rimasto praticamente fermo, sia per le dimissioni fulminee di Alvi, sia per il gelo sostanziale calato fra Basaglia e il suo consiglio. Tuttavia certi finanziamenti corrono. La società che doveva finanziare restauri e recuperi sta distribuendo fondi per turare alcune falle nel mondo dello spettacolo (ETI e Cinecittà Holding) e per finanziare le iniziative più disparate, come non accadeva più da anni. Per esempio, 200.000 euro al programma «Droga che fare» di quel Claudio Sorrentino, pubblicista, doppiatore e attore non proprio memorabile, il quale però è divenuto con Buttiglione una sorta di deus ex machina del Ministero per la parte spettacolo. Fra le giuste proteste di quel mondo in Italia tanto qualificato. Incoraggiato, Sorrentino ha presentato all'Arcus SpA (dove comandavano, essenzialmente, i due ministri, Buttiglione e Lunar di) un progetto, ben più impegnativo, cioè per qualche milione di euro, destinato a «promuovere» cinema e tv sulle sponde del Mediterraneo, un Mediterranean Floating Film Festival, che, soltanto per partire, aveva bisogno di un 300.000 euro, o giù di lì. Non è finita: dalla stessa fervida fucina è sortita l'idea di una «Bottega dei mestieri del cinema», Associazione costituita nel settembre scorso con sede in via del Corso, la quale si è proposta di formare quadri tecnici, di effettuare corsi di avviamento per doppiatori, sceneggiatori, specialisti di casting, di produzione e altro. Capitale iniziale, 1.000 euro. Ambizioni però molto più consistenti. Questo dell'Arcus SpA, struttura parallela al Ministero e alle Soprintendenze ma del tutto autonoma (come le scelte ben dimostrano), è un bel problema che il nuovo ministro avrà sul tavolo. C'è chi, in campagna elettorale, per esempio Giovanna Melandri, ne ha proposto tout court l'abolizione. Nel programma dell'Unione si chiede che essa divenga, quanto meno, trasparente. Certo, l'azzeramento dell'intero vertice sembra una prima essenziale misura. Prima che il «carrozzone» acquisti altro potere e divenga più difficile da ridimensionare. E magari da ricoverare in qualche deposito.