I genovesi investirono nelle tele del Merisi e di Rubens che potremo vedere gratis per quattro giorni a giugno PROMESSE di imminenti meraviglie: dal primo al quattro giugno, il Casino dell'Aurora, nei giardini di Palazzo Pallavicini Rospigliosi, a piazza del Quirinale, accoglierà e quindi rivelerà gratuitamente ai visitatori un «serial rubensiano», appartenente ai principi Palla vicini da quattro secoli. E sono le tredici tavole di «Cristo e i dodici Apostoli», che lo stesso grandissimo (ed onesto) artista fiammingo -Pieter Paul Rubens - dichiara, in una lettera scritta in italiano e datata da Anversa, «alli 28 d'aprile del 1618»... «essere fatti dai miei discepoli dalli originali che ha il duca di Lerma ha di mia mano, dovendosi ritoccare di mia mano in tutto e per tutto...». Capolavori, dunque, di bottega, ma che saranno poi rifiniti dall'artista. «Opera di bottega, con forti interventi del Maestro», ci ha spiegato il Direttore dei Musei Vaticani, Francesco Buranelli, nel corso della conferenza stampa che annunciava ieri mattina la seconda edizione dell'evento «Capolavori da scoprire 2006» (Sponsor il Progetto Italia-Telecom, promotrice la sezione Lazio dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, di cui è presidente il giovane Moerello Diaz della Vittoria Pallavicini, con la disponibilità delle famiglie Pallavicini ed Ode-scalchi). «La conversione di Saulo» è il secondo «Capolavoro da scoprire». Sarà esposto dal 15 al 18 giugno a Palazzo Odescalchi, in Piazza Santi Apostoli (citatissimo dalle cronache politiche di questi giorni, e di queste notti...). Raccomando ai visitatori di comprare, magari con un acquisto di gruppo (costa 25 euro), il catalogo unico delle due Mostre, edizioni Skira. Per provare a stabilire un personale circuito tra intelligenza e passione: sia davanti al Cristo malinconico e virile «ritoccato» dall'onesto Rubens, come a quello del Caravaggio, che si curva - umanamente pietoso - verso lo stesso Saulo, atterrato dalla sua voce - «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» - e accecato dalla luce divina, che l'illuminerà. Come scrive infatti Antonio Paolucci: «Quando succede... la conversione comporta turbamento del cuore, tumulto dei sentimenti e dei pensieri, accecamento della precedente visione del mondo. Questa sua cristiana idea della conversione, intesa come fatto altamente drammatico, Caravaggio l'ha messa in figura nella pala oggi proprietà Odescalchi». Per mio conto, cercherò di anticipare qui qualche brandello di conoscenza ed emozioni, come l'ho ricavati dal privilegio della cronista, invitata alla conferenza stampa di Palazzo Colonna (Caffè nella stessa sala degli acquarelli di Van Wittel, visitata l'anno scorso dalle 16.000 persone della prima edizione di questo evento). Ed ecco subito qualche accenno della brillantissima storia del rapporto tra finanza e capolavori artistici, che ci ha sminuzzato ieri il Pro-fessor Piero Boccardo, Direttore dei Musei di Strada Nuova di Genova. «Il mercato degli antichi capolavori, ovviamente mercato europeo fino al 1700 ha avuto spesso a protagonisti i genovesi, perché i genovesi possedevano un oculato sentimentoinvestimento del danaro, e non per caso ai tempi di Urbano VIli Barberini, l'8 dei Cardinali erano genovesi. Il titolo infatti si poteva comprare». E fu il cardinale (genovese) Lazzaro Pallavicini ad incoraggiare, con un fidecommesso, il nipote Niccolò (che commerciava con le Fiandre) ad investire in opere d'arte. E Niccolò ordinò all'amico Rubens, per il suo palazzo ad Anversa, il complesso intitolato »Cri-sto e i dodici Apostoli». Dal canto suo, la genovese famiglia Balbi, da cui gli Odescalchi ereditarono soltanto a metà del secolo scorso il Palazzo romano di Piazza Santi Apostoli vantava un esponente tanto amante dell'arte, quanto spregiudicato: Francesco Maria Balbi. Il quale riuscì a vendere in blocco alla regina Cristina di Svezia una sontuosa collezione di capolavori e perfino il proprio autoritratto... dipinto da Van Dyck quando lui, Francesco Maria, non era ancora nato! In genere più che acquistare Francesco Maria Balbi «riscuoteva» opere d'arte, in cambio di crediti non più esigibili, soprattutto dai grandi aristocratici spagnoli. E fu il caso anche della caravaggesca «Conversione di Saulo» su tavola, finito nelle mani di Balbi a causa dei debiti del suo principesco a amatore, Juan Alfonso Enrique de Cabrera.
Caravaggio, bene rifugio della finanza del '500
I genovesi hanno investito nelle tele di Rubens, che saranno esposte gratuitamente a Palazzo Pallavicini Rospigliosi e Palazzo Odescalchi. La mostra "Capolavori da scoprire 2006" presenterà le opere di Rubens, tra cui "Cristo e i dodici Apostoli" e "La conversione di Saulo". La mostra sarà aperta dal 1 al 4 giugno e sarà sponsorizzata da Progetto Italia-Telecom. Il Direttore dei Musei Vaticani, Francesco Buranelli, ha spiegato che le opere sono di bottega, ma con forti interventi del Maestro Rubens. La mostra sarà anche l'occasione per vedere la caravaggesca "Conversione di Saulo" su tavola, che appartiene alla famiglia Odescalchi.
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