Il senatore Ds spiega in una nota il motivo del suo «no» al governo e difende il Laboratorio Roma Fa un passo indietro. Si tira fuori dalle trattative dell'ultima notte per la formazione dell'imminente governo. Ma fa sentire la sua voce. Eccome. Il senatore dei democratici di sinistra Goffredo Bettini - uomo di punta della Quercia a Roma, presidente dell'Auditorium - ha diffuso ieri in serata una nota in cui informa che «la scelta più giusta e serena», per lui, è quella di proseguire il suo lavoro al Senato e nelle istituzioni culturali che presiede, confermando così, di fatto, che non farà parte dell'esecutivo guidato da Prodi. Una nota secca, in cinque punti, quella in cui Bettini ripercorre l'intera vicenda a partire proprio dall'esclusione del suo nome, nell'evolversi dello scacchiere governativo, come possibile ministro per i Beni Culturali. Un incarico che sarà quasi certamente affidato a Francesco Rutelli, non senza accese polemiche tra lo stesso Bettini e l'ex sindaco di Roma (candidatura di cui, all'epoca, fu proprio Bettini lo stratega). «A proposito delle notizie diffuse nel pomeriggio su una eventuale mia nomina a Ministro - ha scritto ieri Bettini - tengo a precisare: l. Sono onorato del fatto che il segretario dei Ds Fassino, in accordo con il sindaco Veltroni e il partito di Roma, mi abbiano, nel corso delle settimane passate, prospettato l'ipotesi di assumere l'incarico di Ministro dei Beni Culturali; 2. Queste deleghe sono state rivendicate poi dalla Margherita e da Rutelli; 3. Ho subito detto, che a questo punto, non doveva minimamente porsi un problema sulla mia persona. E che il Governo sì sarebbe dovuto comporre guardando soprattutto alle competenze e alla sua funzionalità». Competenze, appunto. Bettini riteneva di avere quelle giuste per concorrere al ruolo di ministro della Cultura, casella che ha creato non poche grane a Prodi (appetita, oltre che da Ds e Margherita, anche dal Pdci). «Per questo - prosegue Bettini nella nota, al punto quattro - nella giornata di oggi (ieri, n.d.r.) dì fronte allo sforzo di Fassino di avermi comunque nella squadra di Governo, ipotizzando un mio impiego alla Funzione Pubblica, ho declinato la proposta osservando che in quella postazione avrei potuto indicargli molte persone più adatte di me». A puntare su Bettini per il dicastero di via del Collegio Romano erano stati soprattutto i ds romani, citando espressamente il «Modello Roma» del sindaco Veltroni. «Poniamo con forza la questione», aveva detto nei giorni scorsi il senatore Montino, presidente della federazione capitolina dei Ds: «Non valorizzare il modello Roma alla cultura con Bettini sarebbe un grave sbaglio». Sbaglio che ieri, in piena campagna elettorale per le amministrative, ha suscitato commenti polemici sul fronte del centrodestra: «La lotta intestina all'interno della sinistra per il totoministri lascia sul campo Goffredo Bettini», ha dichiarato Beatrice Lorenzin, coordinatore regionale di Forza Italia. Che ha aggiunto: «La sua esclusione è una sconfitta eclatante del "modello Roma" più volte sbandierato da Veltroni come modello da esportare a livello nazionale». Alla Lorenzin, replica Bettini: «Alla destra che attacca strumentalmente il modello romano, voglio dire che esso non si racchiude nelle persone. Ma in una storia collettiva formidabile. E se, comunque, si deve pensare a una persona, essa si chiama Walter Veltroni, grande sindaco che da cinque anni sta portando a Roma risultati straordinari».